Coriolanus, oder der Krieg ist die Forsetzung der Politik mit anderen Mitteln, cioè la guerra è la prosecuzione della politica, con altri mezzi .
Conclusione:
1) William Shakespeare è stato definito il letterato che più di ogni altro ha capito ed espresso tutte le passioni dell’animo umano;
2) Nel “Coriolanus”, il Bardo fa un ritratto piuttosto negativo del protagonista, come di persona senza spessore dialettico, fino ad essere sprovveduto;
3) Tutto ciò premesso, credo che lo scopo dell’Autore non fosse quello di presentare un eroe, ma piuttosto di presentarci l’archetipo del demagogo che, non a caso ancora adesso, viene chiamato “tribuno della plebe”, per indicare chi utilizzando tutti i bizantinismi della politica di professione, va a svolgere un ruolo di parassita sociale, con l’aiuto del quale non puoi fare niente, ma non puoi fare niente anche contro di lui. Ovviamente, nel caso di specie, i due demagoghi sono i due tribuni plebis Sicinio Veluto & Giunio Bruto (quest’ultimo ritenuto l’antenato di quel Bruto che con Cassio compì quello che Goethe definì l’atto storico più insulso, cioè l’uccisione di Caio Giulio Cesare, nel 44 a.C.);
4) Il senso della citazione di Carl von Clausewitz è ovvio, e non ci ritorno; 5) Last, but not least, se mi chiedete chi mi viene in mente, pensando a Caio Marzio detto Coriolano, ebbene vi rispondo…Erwin Rommel. Ma di questo, parleremo (forse) in un articolo futuro.

Il Bardo, cioè William Shakespeare