Epidemia come Nemesi (III)

                                             Epidemia come Nemesi
III

“Nemesis” è l’ultimo libro pubblicato vivente l’Autore, Philip Roth (2010). Nel Primo capitolo dedicato all’argomento e che si può consultare ai link:
1)Epidemia come Nemesi (1)” – Storia di un focolaio di polio (ilgrandeinquisitore.it);
2) “
Epidemia come Nemesi (II)” – Seconda Parte- Continua (ilgrandeinquisitore.it)
abbiamo descritto ciò che accadeva nel quartiere di Weequahic, città di Newark, Stato del New Jersey, nella terribile estate del 1944, funestata anche dalle notizie sulle morti sul fronte europeo dei soldati del luogo, durante la IIGM.

Polio paralitica: bambina in carrozzina, assistita da un'infermiera

Polio paralitica: bambina in carrozzina, assistita da un’infermiera

I) La Confessione:
Il destino del protagonista della vicenda ci viene rivelato da Philip Roth con la tecnica platonica del dialogo: ventisette anni dopo i fatti, e quindi nel 1971, uno dei ragazzi delle vacanze alle Pocono Mountains (Arnold Mesnikoff) incontra casualmente, a Broad Street in Newark, Eugene “Bucky” Cantor. I due decidono di vedersi a pranzo ogni domenica, per scambiarsi ricordi, notizie e informazioni. Nel 1971, Mesnikoff ha 39 anni, e dunque ne aveva 12 quando- nel 1944-era stato colpito da una forma grave di polio. Egli chiede che Bucky- ultracinquantenne e che lavora come benzinaio-gli delle sue (di Bucky) vicissitudini. Bucky si abbandona a una straziante e metafisica confessione sulla vita, sul destino, e sulla felicità.
 Roth, in questa parte finale di “Nemesis” raggiunge una delle vette più alte della sua arte di scrittore.

Carta geografica dei luoghi del romanzo

Carta geografica dei luoghi del romanzo

I) La Confessione:

   1) „…We came upon each other at noon one spring day in 1971 on busy Broad Street, midawy between where the two of us worked. It was I who spotted him, even though he wore a protective mustache now and, at age of fifty, his once black hair was no longer cut in a military crewcut but rose atop his head like a white thicket-the mustache was white as well. And he no longer, of course, had that athletic, pigeon-toed, stride. The sharp planes of his face were padded by the weight he’d gained, so he was nowhere as striking as when the head beneath the tawny skin looked to be machined to the most rectilinear specifications-when it was a young man’s head unabashedly asserting itself. That original face was now interred in another, fleshier face, a concealment people often see when looking with resignation at their age selves in the mirror. No trace of the muscleman remained, the muscles having melted away while the compactness had burgeoned. Now he was simply stout.
(“…Ci incontrammo per caso a mezzogiorno di un giorno di primavera dell’anno 1971, in un’affollata Broad Street, a metà strada tra i nostri luoghi di lavoro. Fui io a notarlo, anche se all’epoca aveva dei baffi protettivi e, avendo egli 50 anni di età, i suoi capelli una volta neri, non erano più tagliati con taglio militare, ma crescevano sulla sua testa come un boschetto bianco, con i baffi anche bianchi.  E ovviamente, egli non aveva più l’aspetto atletico di un tempo. Il profilo netto del suo viso era appesantito dal peso acquistato, per cui egli aveva cessato di essere notevole come quando il suo viso abbronzato sembrava essere stato disegnato geometricamente, cioè di quando sembrava scolpito, e la sua testa pareva prepotentemente potente. Adesso, la sua faccia era diventata era un’altra, quasi paffuta, un aspetto che spesso la gente nota con disappunto, quando-guardandosi con disappunto allo specchio. Non restavano tracce dell’atleta che era stato un tempo, essendosi i muscoli sciolti e la compattezza scomparsa. Adesso era soltanto corpulento”)

Reparto con malati di polio

Reparto con malati di polio

2) I was by then thirty-nine, a short, heavy man myself, bearded and bearing little if any resemblance to that frail kid I’d been growing up.  When I realize on the street who he was, I got so excited I shouted after him,“Mr. Cantor! Mr. Cantor! It’s Arnold Mesnikoff. From the Chancelor playground. Alan Michaels was my closest friend. He sat next to my all through the school“. Though I never forgotten Alan, I hadn’t uttered his name aloud in the many years since he’d died, back in the decade when it seemed that the greatest menace on earth were war, the atomic bomb, and polio.
(Io avevo 39 anni. Anch’io ero un uomo basso, corpulento, anch’io con barba, e pochissimo somigliante al ragazzo fragile che ero stato. Quando capii chi era, mi emozionai così tanto, che cominciai a urlare:” Signor Cantor! Signor Cantor! Sono Arnold Mesnikoff, dal campo sportivo Chancelor. Alan Michaels era il mio più caro amico, e sedeva accanto a me durante tutti gli anni scolastici”. Benché non avessi mai dimenticato Alan, non avevo proferito ad alta voce il suo nome, anche se erano passati molti dalla sua morte. Dunque non lo avevo nominato dall’epoca  in cui le più grandi minacce sulla terra fossero la guerra, la bomba atomica e la polio).

2Newark: Giardino per i disoccupati

2Newark: Giardino per i disoccupati

 

3)  After our first emotional first meeting, we began to eat lunch together once a week in a nearby diner, and that’s how I got to hear his story. I turned out to be the first person to whom he’d ever told the whole of the story, from beginning to end, and-as he came to confide more intimately with each passing week-without leaving very much out. I tried my best to listen closely and to take it all in while he found the words for everything  that had been on his mind for the better part of his life. Talking like this seemed to him to be neither pleasant nor unpleasant-it was a pouring forth that before long he could not control, neither unburdening nor a remedy so much as an exile’s painful visit to the irreclaimable homeland, the beloved birthplace that was the site of his undoing. We two had not been especially close on the playground-I was a poor athlete, a shy, quiet boy, delicately built. But the fact that I had been one the  kids hanging around Chancellor that horrible summer-that I was the best friend of his favorite and, like Alan and like him, had come down with polio-made him bluntly candid in a self-searing manner that sometimes astonished  me, the auditor whom he’d never before known as an adult, the auditor now inspirig his confidence the way, as kids, I and the others had been inspired by him.
(Dopo il nostro primo-emozionante-incontro, prendemmo l’abitudine di pranzare insieme una volta la settimana in una trattoria nei pressi, e così appresi la sua storia. Appresi anche di essere la prima persona al mondo a cui egli avesse mai raccontato le proprie vicende, dall’inizio alla fine e-come egli stesso mi confessò con sempre maggiore confidenza col passare delle settimane-senza tralasciare niente. Per parte mia, cercai di ascoltare con attenzione le sue confidenze e di memorizzarle, mentre egli cercava le parole per descrivere ciò che era stato nella sua mente durante tutto il tempo trascorso dai fatti. Non gli sembrava né piacevole, né spiacevole parlarne, perché quei fatti erano una valanga travolgente che, per la prima volta, era incapace di arginare. Né raccontare quei fatti gli sembrava un sollievo o un rimedio, come può esserlo la visita alla propria patria irraggiungibile, il luogo di nascita che era stato il luogo dei propri fallimenti. Noi due non eravamo stati particolarmente vicini al campo sportivo-io ero un atleta mediocre, un ragazzo timido e solitario, di fisico cagionevole. Sta di fatto che io ero stato uno dei ragazzi presenti al campo <Chancelor> quell’estate tremenda, che ero stato il miglior amico di uno dei suoi allievi prediletti-Alan-che come lui era stato  vittima della polio-e ciò lo rese molto confidenziale in un modo quasi compulsivo, che spesso sconcertava me, in quanto uditore che egli fino ad allora non aveva mai conosciuto come persona adulta, l’uditore che stava ispirando la sua confidenza nello stesso modo in cui, da ragazzi, io e gli altri eravamo stati ispirati da lui)

Philip Roth:" Nemesis "

Philip Roth:” Nemesis “


4)   By and large he had the aura of ineradicable failure about him as he spoke of all that he’d been silent about for years, not just crippled physically by polio but not less demoralized by persistent shame…
… The paralysis and everything that came in its wake had irreparably damaged his assurance as a virile man, and he had withdrawn completely fron the whole side of life…
…When I told him that I had a wife and two children, he replied that he never had it in him to date anyone, let alone to marry, after he was paralyzed. He could never show his withered leg to anyone other than a doctor or, when she was living, his grandmother. It was she who had devotedly taken care of him when he left Kenny Institute, she who, despite her chest pain having been diagnosed as serious heart trouble, had boarded train from Newark to visit him in Philadelphia every Sunday afternoon, without fail, fort he fourteen months he was there.
(Nell’insieme aveva su di sé l’aura di una indicibile tragedia quando parlava di ciò su cui aveva taciuto per tanto tempo, del fatto che la polio lo aveva reso fisicamente paralitico, ma anche devastato con una vergogna invincibile…
…La paralisi e tutte le sequele lo avevano danneggiato nella propria virilità, e lo avevano portato al totale auto-isolamento…
…Quando gli ebbi comunicato di avere una moglie e due figli, egli replicò che non solo non si era mai sposato, ma che non aveva mai più corteggiato più alcuna donna, perché non si sarebbe sentito di mostrare la propria gamba paralitica ad alcuno che non fosse il proprio Medico or, quando era ancora in vita, alla propria nonna. Era stata proprio la nonna a prendersi cura di lui, quando fu dimesso l’Istituto Kenny. Era stata lei che, nonostante i propri dolori toracici rivelatisi una grave malattia di cuore, aveva preso il treno da Newark per andarlo a trovare a Filadelfia ogni domenica pomeriggio, senza mancarne una, per i 14 mesi durante i quali era stato ricoverato…)

Newark NY

Area intorno a Newark 


  

5) She was now long dead, but until he found himself in the middle of the 1967 Newark riots-during which a house down the street had burned  to the ground and shots had been fired from a nearby rooftop-he’d lived on in their small walkup flat in the tenement on Barclay near Avon. He had the flights of outside stairs to navigate-stairs that he’d once liked to take three at a time-and so, whatever the season, howerer icy or slippery they were, he laboriously climbed them so as to stay on the third-floor flat where his granmother’s love had once been limitless and where the mothering voice that had never been unkind could be best remembered. Even though, especially though, no loved one from the past remained in his life, he could-and often did, involuntarily, while mounting the steps of his door at the end of the workday-summon up a clear picture of his kneeling grandmother, scrubbing their  flight of stairs once a week with a stiff brush and a pail of sudsy water or cooking for their little family over the coal stove. That’s the most he could do for his emotional reliance on women.
(Lei era morta da tempo ma, fino all’epoca dei disordini di Newark, a metà del 1967-nel corso dei quali una casa in fondo alla strada era stata completamente data alle fiamme, e colpi d’arma da fuoco erano stati sparati da un tetto là vicino-egli aveva vissuto in un appartamento senza ascensore nel caseggiato sulla Barclay vicino alla Avon (street), caseggiato che aveva i blocchi delle scale esterne per orientamento, scale che una volta egli era solito salire a gruppi di tre per volta. E così, qualunque fosse la stagione, anche se erano ghiacciate o sdrucciolevoli, egli era solito salire le scale per raggiungere l’appartamento al terzo piano dove una volta c’era la nonna, che lo aveva amato senza limiti, e dove la sua voce materna, mai stata sgradevole, poteva essere ricordata meglio. Ciononostante, o forse proprio per questo, nessuna persona cara era rimasta nella sua vita, e qualche volta gli capitava-salendo le scale di scale, al termine di una giornata di lavoro-di sforzarsi di ricordare la nonna inginocchiata, a pulire la rampa delle scale una volta la settimana, con uno spazzolone e un secchio di acqua saponata, o a cucinare per la famigliola su una stufa a carbone. Era tutto ciò che era in grado di fare per quanto riguarda i propri rapporti con le donne) .

 Pocono Montains-Pennsylvania

Pocono Montains-Pennsylvania

II) La Nemesi

1)And never, never since he’d had left for Camp Indian Hill in July 1944, had he returned to Weequahic or paid a visit tot he gym where he’d taught at the Chancellor playground.
„ Why not?“
„Why would I? I was the Thyphoid Mary of the Chancellor Playground.I was the palayground polio carrier. I was the Indian Hill polio carrier“.
His idea of himself in this role hit me hard. Nothing could have prepared for his severity.
„ Were you? There’s certainly no proof that you were.“
„There’s no proof that I wasn’t,“ he said, speaking, as mostly did during our lunchtime conversations, either looking away from my face to some unseen point in the distance or looking down into the food on our plates. He did not seem to want me, or perhaps anyone, staring inquisitively into his eyes.
« But you got polio,“ I told him. „ You got it like the rest of us unfortunate enough to get polio eleven years too soon for the vaccine. Twentyieth century medicine made its phenomenal progress just a little slowly for us…But to speak speifically about you, the chances are you caught polio from Donald Kaplow rather that you gave it to him…
« What happened to end it with Marcia », I asked.
« When she came up to Stroudsburg to the hospital, when I was out of isolation, I had them turn her away. She left me a note telling that her kid sister had only a mild, nonparalytic case and after three weeks recovered completely … Whoever she (Maricia) married, let them and their children be happy and enjoy good health… »
(Da allora, egli non era mai più andato-mai più da quel luglio del 1944-  ai Monti di Camp Indian, né tornato a Weequahic, né fatto visita alla palestra dove era stato Insegnante di Educazione al Campo Sportivo Chancelor.
“Perché no?”
“Perché avrei dovuto? Sono stato la <Thyphoid Mary”(*) del Campo Sportivo Chancelor. Io sono stato il portatore della polio la Campo. Io sono stato il portatore a Indian Hill”.
Questa idea che aveva di se stesso come untore mi colpì. Niente avrebbe dovuto autorizzarlo a tale severità.
“Davvero era Lei che contagiava? Non c’è alcuna evidenza che Lei fosse il responsabile del contagio”
“Ma non c’è alcuna prova che non lo fossi”, disse, parlando-come faceva quasi sempre durante i nostri incontri a pranzo-o guardando a un punto lontano, o guardando direttamente al cibo nei nostri piatti. Non sembrava volere che io-o qualsiasi altra persona-lo guardasse con atteggiamento inquisitorio.
“Ma Lei si ammalò di polio”, gli dissi. “Lei si ammalò come tutti gli altri tra di noi, che furono abbastanza sfortunati da ammalarsi di polio 11 anni prima che fosse disponibile il vaccino. La medicina del XX secolo fece i suoi fenomenali progressi troppo lentamente per noi. Ma-venendo nello specifico a Lei-è probabile che Lei sia stato contagiato da Donald Kaplow, piuttosto che il contrario”

“Come andò a finire con Marcia?”, gli chiesi.
“Lei venne all’ospedale di Stroudsburgh, dove ero ricoverato, dopo essere uscito dall’isolamento, chiesi che non la lasciassero entrare. Lei mi lasciò un breve lettera, in cui mi informava la sorella minore aveva avuto la forma lieve-non paralitica-della polio, da cui era guarita completamente dopo 3 settimane…Chiunque ella (Marcia) abbia sposato, che lei e i propri figli siano felici e in buona salute…”
)

Newark-Broad Street: il luogo dell'incontro A

Newark-Broad Street: il luogo dell’incontro A

 

2) …“ It wasn’t only an arm and a leg that were useless. His original personality, all that vital purposefulness that would hit you in the face the moment you met him, seemed itself to have been stripped away , lifted from him in shreds as though it was the thin swatch of back that he’d peeled from the birth tree the first night with Marcia on the island in the lake at Indian Hill… „ (254-255)
(“…L’invalidità non riguardava solo un braccio e una gamba. La sua personalità originale, con quella determinazione vitale che ti colpiva appena lo incontravi, sembrava essergli stata sottratta e fatta a pezzi, come il piccolo campione di corteccia che egli aveva asportato dalla betulla durante la prima sera passata con Marcia sull’isola del lago ad Indian Hill…”).

 Broad_Street_Cafe_and_the_Little_Theatre_in_Newark,_NJ

Broad_Street_Cafe_and_the_Little_Theatre_in_Newark,_NJ

III) Conclusione

“E i sapienti dicono, o Callicle, che cielo, terra, dèi e uomini sono tenuti insieme dalla comunanza, dall’amicizia, dalla temperanza e dalla giustizia: ed è proprio per tale ragione, o amico, che chiamano questo intero universo «cosmo», ordine, e non, invece, disordine o dissolutezza. Ora mi sembra che tu non ponga mente a queste cose, pur essendo tanto sapiente, e mi sembra che ti sia sfuggito che l’uguaglianza geometrica ha un grande potere fra gli dèi e fra gli uomini. Tu credi, invece, che si debba perseguire l’eccesso: infatti trascuri la geometria!” (Platone:Gorgia: 507 e-508 a).
Platone-in questo celeberrimo brano tratto dal <Gorgia>-teorizza che il mondo sia retto da un Ordine e da una Legge, che sono :la condivisione, l’amicizia, la temperanza, e la Giustizia.
Nel libro “Nemesis”, mancano-in primis- la Giustizia, e in secundis :Comunanza e Amicizia, mentre non c’è alcun cenno alla Temperanza.
Nel prossimo capitolo, approfondiremo questo aspetto del libro di Philip Roth.

 Chase_@_570_Broad_Street_in_Newark,_NJ_

Chase_@_570_Broad_Street_in_Newark,_NJ_

                                             Fine della Terza Parte

Continua

 

 

 

 

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