Maestro e Margherita Prima parte

“ Maestro e Margherita” di Michail Afanasevic Bulgakov è considerato un capolavoro della letteratura mondiale del XX secolo. Le vicende di questo libro sono state travagliate: basti pensare che è esso stato pubblicato postumo, nel 1966,  cioè  26 anni dopo la morte dell’autore;; ma l’edizione definitiva è comparsa solo nel 1986!
Chi voglia approfondire questa storia appassionante, può andare al link seguente:
http://www.treccani.it/enciclopedia/michail-afanas-evic-bulgakov_(Enciclopedia_Italiana)/.    Noi vogliamo fare un esperimento, cioè presentare la nostra  traduzione in italiano del Capitolo Secondo: “Ponzio Pilato”.
Per  il testo originale,integrale, in lingua Russa,  si può andare al link seguente: http://modernlib.ru/books/bulgakov_mihail_afanasevich/master_i_margarita/read 

L’articolo è pubblicato sul Blog “ilGrandeInquisitore.it”, così chiamato in onore di un altro grande scrittore russo, Fëdor Michajlovi
č Dostoevskij, e del suo capolavoro “I fratelli Karamazov”, in cui il Capitolo 5, del Llibro V,  è intitolato “Il Grande Inquisitore”; per il testo in italiano del capitolo, vai al link seguente:http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaD/DOSTOEVSKIJ_%20LA%20LEGGENDA%20DEL%20GRA.htm 

Il nostro articolo sarà in 2 parti, e in ognuna verranno fornite notizie e curiosità sul capolavoro di Bulgakov “Maestro e Margherita”, e in particolare sul II capitolo. La nostra traduzione italiana è opera di un dilettante della lingua russa, e si rivolge a chi, nativo di lingua russa, ama, e vuole imparare la lingua italiana.
I testi in Russo, e la consulenza, e quindi anche le correzioni  sulla traduzione dal Russo all’Italiano, sono della Dottoressa Olga Kazantseva, che è dunque co-autrice dell’articolo, e che qui ringraziamo per la cortese collaborazione.

«Мастер и Маргарита» Михаила Афанасьевича Булгакова является шедевром мировой литературы XX века. События этой книги были неспокойными: достаточно подумать, что книга была издана по прошествии 26 лет после смерти автора, т.е. в 1966 году, но окончательная ее редакция  появилась лишь в 1986 году! Желающие познакомиться поподробнее с этой увлекательной историей,  могут перейти по следующей ссылке:http://www.treccani.it/enciclopedia/michail-afanas-evic-bulgakov_(Enciclopedia_Italiana)/

Мы хотели бы провести эксперимент и представить наш перевод на итальянский язык второй главыПонтий Пилат“.Желающие познакомиться с текстом оригинала на русском языке, могут перейти по следующей ссылке:

http://modernlib.ru/books/bulgakov_mihail_afanasevich/master_i_margarita/read

 

Статья опубликована в блоге «ilGrandeInquisitore.it”, который назван так в честь другого великого русского писателя Федора Михайловича Достоевского и его шедевра «Братья Карамазовы». Глава 5 пятой книги этого произведения названа «Великий инквизитор» (“Il GrandeInquisitore.it”), текст на итальянском языке можно посмотреть здесь:

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaD/DOSTOEVSKIJ_%20LA%20LEGGENDA%20DEL%20GRA.htm

Наша статья будет состоять из 2 частей, и в каждой из них будет представлена информация и любопытные факты о шедевре Булгакова «Мастер и Маргарита».Наш итальянский перевод  – это работа дилетанта русского языка, и предназначена она для носителей русского языка, которые хотят выучить итальянский язык.Тексты на русском языке, консультации  и корректировки к моему переводу с русского на итальянский принадлежат  Ольге Казанцевой, которая является соавтором статьи, и которую я искренне благодарю за сотрудничество.

 

 

                                                  Maestro e Margherita
                                                          Capitolo 2
                                                     ” Ponzio Pilato “

 

In un mantello bianco, dalla fodera rosso sangue, movendosi con passo da cavaliere, in primavera, all’inizio del 14° giorno del mese di Nisan, nel colonnato coperto, in  mezzo alle due ali del palazzo di Erode il Grande, usciva il Procuratore della Giudea, Ponzio Pilato.    Più di ogni altra cosa al mondo, il procuratore odiava il profumo di olio di rose, e in più, si annunciava un giorno pessimo, dal momento che il profumo aveva iniziato a perseguitare il procuratore dall’alba. Gli sembrava che i cipressi e le palme nel giardino emanassero il profumo di rose; che l’odore di pelle della truppa, e di sudore della scorta, si aggiungessero alla maledizione dell’effluvio delle rose. Dall’edificio sul lato posteriore del palazzo, dove la XII legione “veloce” era arrivata col procuratore, e si era stabilita a Gerusalemme, si levava un fumo nel colonnato, sul piano alto del giardino; e nel fumo acre, che confermava che le cucine delle centurie avevano cominciato a preparare il pranzo, si mescolava un forte odore di grasso di rose.
“ O dei, o dei, perché mi punite?…Ecco, senza dubbio, è questa, e sempre questa invincibile e terribile malattia…l’emicrania, che mi fa dolere la metà della testa … e contro la quale non ci sono rimedi, né vie d’uscita…provo a non muovere la testa…”.
Sul pavimento con mosaico, vicino alla fontana, era stata collocata una poltrona, e il procuratore, senza guardare nessuno, vi si sedette, e stese la mano di lato. Il segretario, rispettosamente, mise nella mano un rotolo di pergamena. Senza nascondere il viso sofferente, il procuratore di sbieco diede un’occhiata rapida al documento, restituì la pergamena al segretario, e, con fatica, disse:

Maestro e Margherita: Gerusalemme ai tempi di Gesù

Maestro e Margherita: Gerusalemme ai tempi di Gesù

“L’imputato viene dalla Galilea? Il fascicolo è stato inviato al Tetrarca? “
“ Sì, Procuratore”, rispose il segretario.
“ Come ha reagito ?”
“ Ha rifiutato di dare spiegazioni per questa accusa, e la sentenza capitale del Sinedrio è stata mandata al Procuratore, per la  ratifica”,
spiegò il segretario.Il procuratore fece una smorfia con una guancia e, a bassa voce, disse:“ Conducete l’accusato!”.
E subito, dal piazzale del giardino, vicino al colonnato, sul balcone, due legionari condussero, e lasciarono di fronte alla poltrona del governatore, un uomo di 27 anni. Quest’uomo era vestito con una vecchia e lacera tunica celeste. La sua testa era avvolta da una benda bianca con una corona tutt’intorno; le mani, invece, erano legate all’indietro. Vicino all’occhio sinistro, l’uomo aveva un grosso livido; vicino all’angolo della bocca, c’era una ferita, con un’iniziale crosta di sangue. Accompagnato con inquieto interesse, l’uomo guardò il procuratore. Questi tacque e, dopo un breve silenzio, chiese in aramaico:
“Sei dunque tu che hai incitato il popolo a distruggere il tempio di Gerusalemme? “.
Il procuratore, in quel momento sedeva come pietrificato, e solo le sue labbra si movevano un po’, mentre pronunciava le parole. Il procuratore era come pietrificato perché temeva, per il dolore fortissimo e infernale, di girare la testa. L’uomo con le mani legate si fece un po’ avanti, e cominciò a parlare:
“Uomo buono, credimi…”.
Ma il procuratore, come prima senza muoversi, né alzare la voce, bruscamente lo interruppe:
“ Tu chiami me uomo buono? Ti sbagli. A Gerusalemme, tutti mormorano contro di me che sono un mostro feroce, ed è proprio così”.
E subito, con voce monotona, aggiunse:
“ Il centurione Ammazzatopi, venga qui!”
A tutti parve che sul balcone scendesse il buio, quando Marco, capo della I  centuria, detto “Ammazzatopi”,  si presentò al procuratore. L’Ammazzatopi era il più alto soldato della legione, ed era talmente largo di spalle, che copriva totalmente il sole non molto alto all’orizzonte.    Il procuratore si rivolse in latino al centurione:

“ L’accusato mi ha chiamato < Uomo buono>. Portatelo via di qui, subito; spiegategli come deve rivolgersi a me, ma senza mutilarlo”.
E tutti, ad eccezione del procuratore, accompagnarono con lo sguardo Marco, l’Ammazzatopi, che fece un cenno al prigioniero. Tutti accompagnavano con gli sguardi l’Ammazzatopi, per la sua altezza, ovunque andasse; e quelli che lo vedevano per la prima volta, perché aveva la faccia mutilata: il naso era stato sfregiato dal colpo di un’arma germanica.
Gli stivali di Marco si sentivano sul pavimento col mosaico, e quello con le mani legate lo seguiva silenziosamente. Un silenzio totale si fece nel colonnato; si sentiva il verso dei piccioni sul piazzale del giardino, vicino al balcone; e anche l’acqua che cantava una canzone complicata e piacevole nella fontana.
Al procuratore venne voglia di alzarsi, mettere la testa sotto il getto dell’acqua, e restare immobile; ma sapeva che non gli sarebbe servito.    Portando l’arrestato fuori, nei pressi del colonnato del giardino, l’Ammazzatopi prese dalle mani di un legionario, che era fermo ai piedi di una statua di bronzo, un flagello e, alzando lentamente la mano, colpì il prigioniero alle spalle.
Il gesto del centurione fu sprezzante e rapido, eppure quello con le mani legate stramazzò a terra, come se gli avessero spezzato le gambe; smise di respirare, il colorito abbandonò il suo viso, e i suoi occhi si chiusero.
Marco, sempre con la mano sinistra, con noncuranza, come con un sacco vuoto, lo rimise in piedi e cominciò a parlare con voce nasale, scandendo malissimo le parole in aramaico:

“ Il procuratore di Roma devi chiamarlo < Egemone> . Non usare altre parole, e sta’ in piedi tranquillamente. Hai capito chi sono io, o vuoi che ti colpisca? “.
Il prigioniero barcollò, ma non cadde, riprese colore, fece un respiro profondo e disse con voce rauca:

“ Ho capito chi sei, ma non picchiarmi”.
In breve, egli si ritrovò di fronte al procuratore, la cui voce risonò lontana e sofferente :

“ Nome?”.
“ Il mio?-
rispose in fretta il prigioniero, manifestando con tutto il proprio essere la disponibilità ad essere responsabile, e non provocare più l’ira.
Il procuratore disse piano:
“Non certo il mio. Non fingerti più sciocco di quanto tu non sia. Il tuo!”.
“ Gesù”-
rispose in fretta il prigioniero.
“ Hai un cognome?”.
“ Nazareno”.
“Di quale tribù sei?”.
“ Della città di Gamal
– rispose il prigioniero, indicando con la testa in lontananza, alla propria destra, e cioè a nord, la città di Gamal.
“ Qual è la tua famiglia?”
“ Non lo so con precisione-
rispose l’arrestato.- Io non ricordo i miei genitori, mi hanno detto che mio padre era siriaco”.
“ Dove vivi?”.
“ Non ho casa –
rispose timidamente il prigioniero – Io mi sposto continuamente da una città all’altra “.
“ Nel modo più breve si può concludere con una sola parola: vagabondo
– disse il procuratore, e continuò: “ In quale lingua ti puoi esprimere, vagabondo?- chiese il procuratore e aggiunse– Hai famiglia?”
“ Non ho nessuno, sono solo al mondo”
“Sai leggere?”
“Sì”
“Quali lingue conosci, oltre l’Aramaico?”
“  Conosco il Greco”. 

La palpebra gonfia si abbassò;  uno sguardo oppresso dalla foschia angosciante del dolore fissò l’arrestato; l’altro occhio rimase chiuso. Pilato chiese in Greco:
“ Tu dunque avevi deciso di abbattere l’edificio del Tempio, e avevi a ciò aizzato il popolo?”

Allora, nuovamente, il prigioniero si rianimò; i suoi occhi smisero di esprimere terrore, e in greco rispose:
“Io, buon …”- e il terrore di nuovo balenò nello sguardo del prigioniero, al momento dell’errore –“Io, Egemone, nella mia vita non ho mai aizzato a distruggere il Tempio, né ho mai spinto nessuno a questa azione insensata”.
Lo stupore comparve sul volto del segretario, mentre si piegava verso il tavolo, e il documento scritto. Girò la testa, ma subito tornò a fissare la pergamena:
“ Una moltitudine di altra gente viene in questa città in occasione di questa festa. Tra essi capitano maghi, astrologi, indovini e assassini – disse monotonamente il procuratore – e ci sono anche i bugiardi. Tu, ad esempio,sei un bugiardo. E’ scritto chiaramente: < Hai aizzato a distruggere il Tempio>. Così testimonia la gente”
“Queste brave persone
– cominciò a parlare l’arrestato, e avendo in fretta aggiunto – < Egemone> – proseguì-  non hanno capito niente, e hanno frainteso ogni cosa, di ciò che ho detto. Comincio a temere che questa confusione andrà avanti a lungo. E tutto ciò, perché egli trascrive infedelmente da me”.
Si fece silenzio. Ora tutti gli sguardi erano fissi sull’arrestato.
“Ti ripeto per l’ultima volta: smetti di fingerti pazzo, delinquente  – aggiunse Pilato con  monotona indulgenza , – poco si è scritto di te, ma abbastanza per impiccarti”
“No, no, Egemone – 
disse l’arrestato, sforzandosi al massimo di essere persuasivo – egli va in giro con la pergamena di capra, e scrive continuamente ciò che gli pare. Io solo una volta ho dato un’occhiata a questa pergamena, e sono inorridito. Infatti , io non ho mai detto niente di ciò che lì è scritto. Io l’ho supplicato: brucia la tua pergamena, per l’amor di Dio. Ma lui me la tolse di mano, e scappò” .
“ Chi è costui? –
Pilato chiese con disgusto, e si toccò la tempia con la mano.
“ Levi Matteo – spiegò con sollievo, l’arrestato –  era un esattore delle tasse, e io mi imbattei in lui, per la prima volta, sulla strada per Beftage, dove il campo di fichi svolta ad angolo, ed entrai in discorso con lui. Rivolgendosi in un primo momento a me in maniera ostile, addirittura mi insultò, o pensò di insultarmi, chiamandomi cane – e qui il prigioniero sorrise. – Io personalmente non ho nulla contro questo animale, per sentirmi offeso da questa parola” .
 Il segretario terminò di verbalizzare, e di soppiatto gettò uno sguardo meravigliato, non al prigioniero, ma al procuratore.
“…però, avendomi ubbidito, si calmò
– proseguì Gesù  – infine buttò per strada  il denaro, e disse che sarebbe venuto con me, in giro”.
Pilato sorrise con una sola guancia, mostrando i denti gialli ed esclamò, girandosi verso il segretario :
“ O città di Gerusalemme, cosa mai sento, qui ! Un pubblicano, udite bene, ha gettato il denaro per strada”.
Non sapendo cosa rispondere al riguardo, il segretario, si limitò a  restituire il sorriso a Pilato. “ Ma egli sosteneva che il denaro gli era divenuto completamente odioso – spiegò Gesù, le stravaganti azioni di Levi Matteo, e aggiunse – E in quel momento, egli divenne il mio compagno di viaggio!”.
Sempre sghignazzando, il procuratore guardò il prigioniero; intanto, il sole saliva sopra le statue equestri dell’ippodromo, lontano e in basso a destra. A un tratto, nel dolore infernale, pensò che la cosa più semplice di tutte, fosse cacciare dal balcone questo bandito stravagante, pronunciando solo due parole:

“Impiccatelo!”

Maestro e Margherita: luoghi dlel processo a Gesù

Maestro e Margherita: luoghi del processo a Gesù

Scacciare anche la scorta, andarsene dal colonnato nel palazzo, ordinare l’oscuramento della stanza, buttarsi sul letto, ordinare acqua fredda, con voce lamentosa chiamare il cane Bangà, lamentarsi con lui per l’emicrania. E all’improvviso, e in maniera seducente, il pensiero del veleno balenò nella testa malata del procuratore.    Egli guardò con occhi annebbiati il prigioniero, e tacque per un po’, penosamente chiedendosi perché in quello spietato mattino di Gerusalemme, nel sole infocato, stesse di fronte a lui il prigioniero, con il viso sfigurato dalle percosse, ed egli fosse costretto a fargli domande senza utilità per alcuno.
“ Levi Matteo? “
chiese il procuratore sofferente, con voce roca, e chiuse gli occhi.
“ Sì, Levi Matteo”
– gli giunse sublime  la voce straziante del prigioniero.
“ Che cosa hai detto alla folla sul tempio, nel bazar?” .
La voce del prigioniero parve colpire Pilato alle tempie, fu incredibilmente straziante, e quella voce disse:
“ Io, Egemone, ho affermato che crollerà il tempio della vecchia fede, e nascerà il nuovo tempio della verità “ – disse così, per farsi capire.
“ Perché allora tu, vagabondo, nel bazar hai aizzato il popolo, enunciando una verità, che tu non possiedi? < Che cos’è la Verità? “
Allora il procuratore pensò :
< O dei, io gli faccio una domanda su una cosa  assurda, in tribunale. La mia mente non mi funziona più…>.
Di nuovo, gli apparve un calice con un liquido oscuro: < Per  il mio veleno, il veleno…>.
E di nuovo sentì quella voce: “ La verità, prima di tutto, è che la testa ti fa male, così male che tu stai vilmente pensando alla morte. Tu non soltanto non hai la forza di parlare con me, ma fai addirittura fatica a guardarmi. E ora, involontariamente, sono io il tuo carnefice, e mi dispiace. Tu non puoi pensare a nulla, e pensi che sia venuto il tuo cane, unico essere a cui evidentemente tu sei legato. Ma le tue sofferenze ora stanno per avere fine, e la testa non ti farà più male” .
Il segretario posò lo sguardo sul prigioniero, e non terminò di verbalizzare la frase. Pilato sollevò gli occhi sofferenti sul prigioniero, e vide che il sole era già abbastanza alto sull’ippodromo; che un raggio penetrava nel colonnato, e lambiva i sandali consunti di Gesù, e che questi si riparava dal sole. Qui, il procuratore si alzò dalla poltrona, strinse la testa tra le braccia, il terrore comparve sulla sua faccia giallastra e glabra. Però, lui superò immediatamente questo terrore con la propria volontà, e di nuovo si sedette sulla poltrona. L’arrestato, intanto, continuava a parlare, ma il segretario non verbalizzava più niente e, con il collo allungato come un’oca, si sforzava di non proferire parola.

Maestro e Margherita: Via Dolorosa

Maestro e Margherita: Via Dolorosa

 
“ Ecco, adesso tutto è finito – disse il prigioniero, rivolgendosi con benevolenza a Pilato – e io ne sono straordinariamente felice. Ti avevo raccomandato, o Egemone, di lasciare per tempo il palazzo, e di andare a passeggiare a piedi da qualche parte, nei dintorni, magari nei giardini del monte Cedron. Il temporale verrà  – e l’arrestato si girò, chiudendo gli occhi la sole – più tardi. Una passeggiata ti darebbe un grande sollievo, e io ti accompagnerei con piacere. Quanti pensieri nuovi mi sono venuti in mente, che forse ti sembrerebbero interessanti, e io li condividerei volentieri con te, tanto più che sei una persona interessante, perché sembri una persona intelligente”.

Il segretario impallidì mortalmente, e fece cadere a terra la pergamena.
“ E’ un guaio – – continuò il prigioniero, senza che nessuno lo interrompesse – che tu sia troppo solo, e che abbia perso definitivamente la fiducia nella gente. Dopotutto, ammettilo, non si può porre tutto il proprio attaccamento a un cane. La tua vita è povera, o Egemone”-
e in quel momento, mentre parlava, si permise di sorridere.
Il segretario, allora, pensò solo a una cosa tra sé, se credere o no, alle proprie orecchie. Ma era costretto a credere. In quel momento, si sforzò di immaginare in quale imprevedibile forma si sarebbe manifestata la collera dell’irascibile procuratore, a causa dell’incredibile audacia dell’arrestato. Il segretario non riuscì a immaginarlo, anche se conosceva bene il procuratore.    Il quel momento, risonò la voce roca e insofferente del procuratore, che disse in latino:
“ Slegategli le mani!”.
Una delle guardie sbatté a terra la lancia, la diede ad un altro, si avvicinò, e tolse la corda all’arrestato. Il segretario sollevò la pergamena, decise per il momento di non scrivere niente e di non meravigliarsi di niente.
“ Confessa – disse con calma Pilato, in greco  – sei un grande guaritore ?”
“No, procuratore, non lo sono” – rispose con piacere l’arrestato, strofinando le mani con i polsi gonfi.    Bruscamente, guardando di traverso,, Pilato scrutò con gli occhi l’arrestato, e nei suoi occhi non c’era più foschia, e tornarono a brillare nella maniera solita.
“ Te l’ho già chiesto? Tu conosci il latino?”
“Sì”
– rispose l’arrestato.    Il colorito ritornò sulle guance giallastre di Pilato, che chiese in latino: “ Come sapevi che io volevo chiamare un cane? “.
“ E’ molto semplice – rispose l’arrestato in latino – –  tu hai alzato la mano in aria – e l’arrestato ripeté il gesto di Pilato – come se volessi fare delle carezze, e le labbra…” .
“ E’ così “  – disse Pilato. Tacquero, Allora Pilato chiese in greco:
“ Dunque, sei tu un guaritore? “.
“ No, no – – rispose prontamente l’arrestato – – credimi, non lo sono”.
“ Come vuoi. E se vuoi tenerlo nascosto, fallo pure. Sul processo, ciò non ha rilievo diretto. Tu però neghi di aver invitato a distruggere … o incendiare, o comunque con altri mezzi, a radere al suolo il tempio? “
“ Egemone, non ho aizzato nessuno a tali azioni, lo ripeto. Somiglio forse a un pazzo? “

“ O no, tu non assomigli a un pazzo – rispose con calma il procuratore, e sorrise con un ghigno terribile – e giura che non è stato così “.
“ Su che cosa vuoi che io giuri? “ – chiese molto agitato il prigioniero.
“ Allora, magari sulla tua vita – – proseguì il procuratore – – giura su quella, che adesso è appesa a un filo, sappilo”.
“ Forse pensi che sei stato tu, ad appenderla a un filo, o Egemone? –
chiese l’arrestato – – Ma se  è così, fai un grande errore”.
Pilato sobbalzò e rispose a denti stretti:
“ Io posso tagliare quel filo”.
“ E in ciò sta il tuo errore – obiettò l’arrestato, sorridendo dolcemente, e proteggendosi il viso dal sole  – ammettilo, il filo può tagliarlo solo chi lo ha teso ?”.
“ Guarda, guarda  – sorridendo, disse Pilato
– io certamente non dubito che gli sfaccendati e i vagabondi di Gerusalemme ti venivano dietro; né so chi ti ha dato questa lingua, ma parli molto bene. A proposito, dimmi, perché sei entrato a Gerusalemme dalla porta Susa in groppa a un asino, seguito da una  moltitudine di straccioni che, dopo aver inneggiato a te, ti onorava come mai nessun altro profeta? “ – qui il procuratore indicò lo scritto della pergamena.
L’arrestato, perplesso, guardò il procuratore:
“ Ma io non possiedo alcun asino, o Egemone,  – rispose
sono entrato a Gerusalemme proprio dalla porta Susa, ma  a piedi, accompagnato solo da Levi Matteo, e nessuno declamava niente in mio onore, visto che nessuno allora mi conosceva a Gerusalemme”.
“ Non conosci per caso questi tre ?  – chiese Pilato, senza guardare il prigioniero
– il primo,  Dismas; l’altro, Hestas; e il terzo, Bar-Rabban?”.
“Di questa buona gente, io non so niente”,
– disse l’arrestato.
“Davvero?”.
“Davvero!”.
“Ma adesso dimmi: perché tu usi sempre questa locuzione < buona gente>? Tu chiami tutti così? “.
“Tutti !–
rispose l’arrestato
I cattivi non esistono”.
“Per la prima volta sento parlare di questo –
disse Pilato, sogghignando – ma forse io so poco della vita!… Potete anche smettere di verbalizzare – – e si rivolse al segretario, benché egli non avesse scritto niente, e continuò a fare domande al prigioniero
– in quale libro greco l’hai letto ? “
“ In nessuno; ci sono arrivato con la mia testa!”.
“E tu dunque predichi questo?”
“Sì”. “Per esempio, Marco il centurione è stato soprannominato “Ammazzatopi”. Egli, dunque, è buono?”.
“ Sì –
rispose l’arrestato – lui in realtà è un uomo infelice. Da quando delle buone persone lo hanno sfregiato, è diventato violento e duro. Sarebbe interessante sapere chi lo sfigurò? “ “ Posso dirtelo volentieri  –  replicò Pilato  –  perché sono stato testimone del fatto. Le  persone buone si scagliarono contro di lui, come i cani contro l’orso. I Germani si aggrapparono al collo, alle mani e ai piedi, si trovò in un sacco, se non fosse arrivato l’aiuto di un una squadra di  cavalleria, sotto il mo comando, non ti saresti trovato a parlare con l’Ammazzatopi. Questa battaglia avvenne presso la città di Idistaviso , nella valle delle vergini”.
“ Se parlassi con lui, sono sicuro che egli cambierebbe improvvisamente”

“ Io credo – obiettò Pilato che daresti poca gioia al legato della legione, se tu volessi parlare con qualche ufficiale, o qualche soldato. Del resto, non capiterà!”

Maestro e Margherita: i luoghi di Gesù

Maestro e Margherita: I luoghi di Gesù

In quel momento, nel colonnato entrò all’improvviso una rondine, girò in cerchio, sotto il soffitto d’oro, si abbassò avendo sfiorato con un’ala aguzza  i volti delle statue di rame nelle nicchie, e si nascose dietro il capitello. Forse voleva costruirsi un nido. Poi, continuando a volteggiare, uscì all’aperto, e questo suggerì al procuratore una soluzione. Era questa:
“ L’Egemone aveva esaminato la vicenda del filosofo vagabondo Gesù, detto anche il Nazareno, senza trovare a suo carico prove di reato. In particolare, Egli non aveva riscontrato la minima relazione tra i comportamenti di Gesù, e i disordini scoppiati a Gerusalemme. Inoltre, il Procuratore non avallava la sentenza capitale (pronunciata)  dal Piccolo Sinedrio. Ma poiché i folli e utopici discorsi pronunciati dal Nazareno potevano provocare tumulti a Gerusalemme, il Procuratore espelle Gesù dalla città, a Cesarea, sulle sponde del Mar Mediterraneo, dove il Procuratore ha la propria residenza” .
Rimase a dettare la decisione al segretario.  Le ali della rondine sbatterono proprio sulla testa dell’Egemone, l’uccellò si agitò vicino alla coppa della fontana, e volò via libero. Il procuratore sollevò gli occhi sul prigioniero, e vide che vicino a quello, la polvere risplendeva (come) in una colonna.

Maestro e Margherita: Caravaggio "Emmaus"

Maestro e Margherita: Caravaggio “Emmaus”

“ E’ tutto, su di lui?”
“No, purtroppo” 

– rispose prontamente il segretario, e porse a Pilato il secondo pezzo della pergamena.
“Che altro c’è ?” – chiese Pilato, e si incupì. Leggendo il seguito, egli mutò ancor più espressione. Cattivo sangue affluì al collo e al volto, oppure si verificò un’altra cosa. Però,solo la sua faccia perse il proprio colorito giallognolo, e diventò rossa; e gli occhi quasi rimasero sbarrati .    Probabilmente, la colpa fu del sangue affluito alle tempie, e in esse pulsante. Proprio al procuratore, successe qualcosa alla vista. Allora, gli parve che la testa dell’arrestato fosse partita chissà dove, e che al suo posto ne fosse comparsa un’altra. Su quella testa, quasi calva,  c’era una corona irregolare, d’oro; sulla fronte, c’era una piaga circolare, ulcerata, e coperta d’unguento.


Conclusioni sulla I Parte  :

    “Maestro e Margherita” di Bulgakov è certamente un grande romanzo. Noi ci occupiamo, in questo articolo, del 2° capitolo, intitolato “Ponzio Pilato”, e riguarda il Processo più famoso della Storia, cioè il processo a Gesù. Nella narrazione di Bulgakov, ci sono ci sono  alcuni dati di pura fantasia. Ecco i più rilevanti:
1) Gesù non è nato a Gamal o Gamala, ma a Bethlehem: vedi i
Vangeli; ma anche “Vita di Gesù” di Giuseppe Ricciotti , paragrafi 241-248;

2) Per le notizie sul Grande Sinedrio di Gerusalemme, e sulla legge penale nella Giudea del tempo, vedi “Vita di Gesù”, opera citata, paragrafi 59-60;

 

3) Bulgakov fa a dire a Gesù, mentre è interrogato da Pilato, più volte l’espressione < buona gente>, che viene da Lui riferita anche a Marco il Centurione,  a Giuda di Kyriat,  ai tre condannati , Dismas, Hestas, e Bar-Rabban. Anzi, per essere esatti, la qualifica non viene negata a nessuno!   Anche questa è una licenza poetica dell’Autore, perché nei Vangeli non v’è alcuna traccia di una tale affermazione di Gesù. Inoltre, se esaminiamo l’espressione da un punto di vista logico, ne deduciamo la seguente conclusione:A) se Bulgakov fa dire a Gesù che per esempio, anche Marco il Centurione è buoni ( perché infelice) , ciò significa che:
a) tutti gli infelici sono buoni, anche se questa ovviamente è contro ogni  senso logico e storico;
b) il buono è tale, perché compie il bene, e non quindi a priori . Altrimenti, tutti sono           buoni, cioè nessuno é buono, e nessuno è …cattivo;
B) nella vicenda narrata, Marco il Centurione sta flagellando e torturando Gesù, su        altrui (Pilato) ordine, e in concorso con altri (i soldati romani) ;
C) dunque, se Marco il Centurione è buono, cioè fa il bene, ma sta torturando Gesù, si dedurrebbe che anche questa tortura sarebbe < per absurdum> un’azione benefica. Ma ciò non è, e non può non essere!
D) inoltre, se tutti sono buoni, tutti sono anche cattivi, perché la categoria di buono,       deve necessariamente implicare, dal punto di vista logico, anche quella dei cattivi, e      viceversa!
E) infine, Bulgakov fa dire a Gesù: < Tutti sono buoni; nessuno è cattivo>. Se ciò fosse      vero, non ci sarebbe stato bisogno dell’Incarnazione del Figlio di Dio, per la redenzione dell’ umanità!

 

 

Maestro e Margherita: Pilato e Barabba

Maestro e Margherita: Pilato e Barabba

1. Иисус Христос не родился в Гамале или Гамалах, а в Вифлееме (смотреть Евангелия или же “Жизнь Иисуса” автор – Джузеппе Риччиотти параграфы 241-248);

  1. Новости о Великом Синедрионе в Иерусалиме и об уголовном праве в Иудее того времени (смотреть вышеуказанное произведение “Жизнь Иисуса” параграфы 59-60);
  2. Булгаков заставляет повторять Иисуса несколько раз, в то время как его допрашивает Понтий Пилат, выражение «хорошие люди», которое относится как к центуриону Марку, Иуде из Кирията, так и к трем осужденным: Дисмасу, Гестасу и Варравану. В самом деле, если быть точным, в этом выражении он не отказывает никому! Это также является авторской поэтической вольностью, потому как в Евангелиях нет никаких сведений о подобном заявлении Иисуса. Кроме того, если мы рассмотрим выражение с логической точки зрения, мы можем сделать следующий вывод:

А). Если Булгаков заставляет повторять Иисуса, что, например, даже центурион Марк

добрый (потому что он несчастный) это  означает, что:

а. все несчастные являются добрыми, хотя, конечно же, это

противоречит логическому и историческому смыслу;

б. добрый –это тот, кто делает добрые дела, и, следовательно,  не априори.
В противном случае, все добрые, т.е. никтo недобрый, и никто не … злой!

Б). В рассказанной истории центурион Марк по приказу Пилата  бичует и пытает Иисуса вместе с другими римскими солдатами;

В). Поэтому, если центурион Марк добрый, т.е. делает доброе дело, пытая Иисуса, из этого можно сделать вывод, что эта  пытка <от противного> – это действие благодетельное. Но это не так, и не может не быть этого!

Г).  Кроме того, если все добрые, все также и злые, потому категория  добра обязательно должна заключать в себе что логической точки зрения также и злых, и наоборот!

Д). Наконец, Булгаков заставляет Иисуса сказать: «Все добрые никто не злой». Если бы это было правдой, то не было бы   никакой необходимости в Воплощении Сына Божия для скупления грехов человечества!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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