Cesare suggeritore di Catilina? (5)

Cesare fu il suggeritore di Catilina? Nei primi 4 articoli articoli, abbiamo riportato- in Latino e nella mia traduzione in Italiano- il discorso che Gaio Giulio Cesare pronunciò in Senato il 3 dicembre 63 a.C., dopo le 4 arringhe (Le “Catilinarie”) pronunciate dal Console in carica Marco Tullio Cicerone. Cicerone rappresenta l’accusa, ma Cesare non rappresenta la difesa. Egli in realtà fa un discorso molto complesso, che- in sintesi- mira a ridimensionare i poteri eccezionali che il Console Cicerone vuole attribuirsi, col pretesto di combattere Lucio Sergio Catilina.

Del discorso di Cesare abbiamo scritto negli articoli precedenti, e al riguardo rimandiamo- attraverso il 4°- (http://www.ilgrandeinquisitore.it/wp-admin/post.php?post=3120&action=edit) a risalire a ritroso fino al primo di questa serie.    Finora, Cesare si è così espresso:
1) Non cedere al panico e all’animosità, ma ragionare freddamente sui fatti e sulla condotta di Catilina;
2) Roma ha avuto un grande successo anche con le nazioni straniere ostili, quando si è mostrata magnanima;
3) Dare pieni poteri a qualcuno, sospendendo le garanzie dei cittadini, può essere un precedente pericoloso, per rischio di una dittatura sanguinaria. Ciò che accadde con Silla che- col pretesto di combattere una banda di malfattori, guidata da Damasippo- si abbandonò a violenze anche contro cittadini integerrimi e pacifici.

La scoperta del corpo di Catilina

La scoperta del corpo di Catilina

Nella parte che segue, Cesare conclude il proprio intervento, chiedendo per Catilina e per i suoi accoliti, l’applicazione della Legge Porcia, che prevedeva – per i colpevoli dei reati di cui erano accusati Catilina e i suoi- il sequestro dei beni, e l’esilio perpetuo.

 

Equidem ego sic existumo, patres conscripti, omnis cruciatus minores quam facinora illorum esse. Sed plerique mortales postrema meminere et in hominibus inpiis sceleris eorum obliti de poena disserunt, si ea paulo severior fuit.
(Sono comunque convinto, Padri Coscritti, che ogni supplizio sarebbe inadeguato ai crimini di costoro. Ma la maggior parte dei mortali ricordano i fatti più recenti e, a proposito di scellerati, dissertano sulla loro pena, se era troppo severa, e dimenticano i loro crimini)

Theodor Mommsen: Il compito dello Storico

Theodor Mommsen: Il compito dello Storico

“D. Silanum, virum fortem atque strenuum, certo scio, quae dixerit, studio rei publicae dixisse neque illum in tanta re gratiam aut inimicitias exercere: eos mores eamque modestiam viri cognovi. Verum sententia eius mihi non crudelis—quid enim in talis homines crudele fieri potest?—sed aliena a re publica nostra videtur. Nam profecto aut metus aut iniuria te subegit, Silane, consulem designatum genus poenae novum decernere. ( D. Silano, uomo forte e coraggioso, ha parlato- lo so- per carità di patria. Né su di lui hanno influito preconcetti pro o contro: ho ben presente la sua rettitudine e i suoi costumi. E per la verità, neanche sostengo che il suo giudizio mi sembri crudele- perché così si può fare di abbastanza crudele contro uomini di tal risma?- ma appare contrario alla nostra Repubblica. Infatti, sono stati lo sgomento e la gravità del crimine a convincerti, o Silano, Console designato, a chiedere un castigo eccezionale)

L'Aquila- Monumento a Gaio Sallustio Crispo

L’Aquila- Monumento a Gaio Sallustio Crispo

 De timore supervacaneum est disserere, cum praesertim diligentia clarissumi viri consulis tanta praesidia sint in armis. De poena possum equidem dicere, id quod res habet, in luctu atque miseriis mortem aerumnarum requiem, non cruciatum esse; eam cuncta mortalium mala dissolvere; ultra neque curae neque gaudio locum esse.
( Ma è superfluo parlare di timore, ora che – grazie al diligente nostro Console, persona eccellentissima- ci sono tanti presidî armati. Sulla pena posso comunque dire come stanno le cose, e cioè nel lutto, e nelle sciagure, la morte è un sollievo agli alle disgrazie, non una sciagura. Essa (la morte) dissolve tutte le pene dei mortali. Dopo la morte, non c’è più né affanno, né gioia).

 Catilina, Cesare & Mommsen

Catilina, Cesare & Mommsen

Sed, per deos inmortalis, quam ob rem in sententiam non addidisti, uti prius verberibus in eos animadvorteretur? An quia lex Porcia vetat? At aliae leges item condemnatis civibus non animam eripi, sed exsilium permitti iubent. An quia gravius est verberari quam necari? Quid autem acerbum aut nimis grave est in homines tanti facinoris convictos? Sin, quia levius est, qui convenit in minore negotio legem timere, cum eam in maiore neglegeris?
(Ma, in nome degli dei immortali, perché nella tuma mozione non hai anche aggiunto che contro di loro ci sarebbero state anche le verghe? Forse perché la legge Porcia lo vieta? E del resto, altre leggi ordinano di non mettere a morte i condannati, ma di mandarli in esilio. E cos’è peggio: le verghe, o la morte? Ma c’è una pena che sia abbastanza afflittiva per uomini così facinorosi? E se la pena è troppo blanda, si devono seguire le leggi in un particolare secondario, dopo che sono state disattese nei punti fondamentali?).

Roma-Fori Imperiali- Busto di Cesare

Roma-Fori Imperiali- Busto di Cesare

 “At enim quis reprehendet, quod in parricidas rei publicae decretum erit? Tempus, dies, fortuna, cuius lubido gentibus moderatur. Illis merito accidet, quicquid evenerit; ceterum vos patres conscripti, quid in alios statuatis, considerate! Omnia mala exempla ex rebus bonis orta sunt. Sed ubi imperium ad ignaros eius aut minus bonos pervenit, novum illud exemplum ab dignis et idoneis ad indignos et non idoneos transfertur. Lacedaemonii devictis Atheniensibus triginta viros inposuere, qui rem publicam eorum tractarent. Ii primo coepere pessumum quemque et omnibus invisum indemnatum necare: ea populus laetari et merito dicere fieri. (
Ma chi avrà da ridire sulla sentenza contro i parricidi della patria? A loro piacimento, il tempo, il caso, e le circostanze influenzano gli esseri umani. Qualunque cosa accada, l’avranno meritata. Ma voi, Padri Coscritti, considerate le conseguenze che la vostra sentenza avrà in seguito! Ogni abuso deriva nasce da un precedente legittimo. Ma se il comando passa in mano di uomini meno saggi, meno valorosi, l’ultimo provvedimento eccezionale, adottato contro chi lo aveva meritato, sarà applicato a persone innocenti, che non lo avranno meritato. Sconfitti gli Ateniesi, i Lacedemoni loro imposero il Governo dei Trenta, che – per prima cosa-senza processo misero a morte i peggiori criminali, odiati da tutti: il popolo se ne rallegrò e disse che era cosa ben fatta)

Conquiste di Pompeo in Asia

Conquiste di Pompeo in Asia

 

Post, ubi paulatim licentia crevit, iuxta bonos et malos lubidinose interficere, ceteros metu terrere: ita civitas servitute oppressa stultae laetitiae gravis poenas dedit. Nostra memoria victor Sulla cum Damasippum et alios eius modi, qui malo rei publicae creverant, iugulari iussit, quis non factum eius laudabat? Homines scelestos et factiosos, qui seditionibus rem publicam exagitaverant, merito necatos aiebant. Sed ea res magnae initium cladis fuit. Nam uti quisque domum aut villam, postremo vas aut vestimentum alicuius concupiverat, dabat operam, ut is in proscriptorum numero esset. Ita illi, quibus Damasippi mors laetitiae fuerat, paulo post ipsi trahebantur neque prius finis iugulandi fuit, quam Sulla omnis suos divitiis explevit.
(Dopo, quando poco a poco la loro licenza crebbe, cominciarono a sopprimere brava gente e malvagi nello stesso tempo. Così la città fu oppressa dalla schiavitù, e pagò con dure pene la propria stolta letizia. Chi di noi non ricorda quando Silla vinse e ordinò che fosse strangolato Damasippo, con gli altri della sua risma, gente che prosperava sulle sventure della repubblica? Vi fu qualcuno che non abbia lodato la sua azione? Uomini scellerati e faziosi, che avevano turbato sediziosamente la vita della repubblica, giustamente tolti di mezzo, tutti dicevano. Ma fu l’inizio di un’immensa strage: chi desiderava una casa, una villa, o anche un semplice oggetto d’arredamento, un vestito- che apparteneva a qualcuno- si adoprava per farlo iscrivere nella lista dei proscritti, e così – gli stessi che si erano rallegrati per la fine di Damasippo- di lì a poco furono trascinati al supplizio anche loro e il massacro non ebbe fine, fino a quando Silla non ebbe arricchito i suoi)

Le campagne di Cesare

Le campagne di Cesare

    Atque ego haec non in M. Tullio neque his temporibus vereor; sed in magna civitate multa et varia ingenia sunt. Potest alio tempore, alio consule, cui item exercitus in manu sit, falsum aliquid pro vero credi. Ubi hoc exemplo per senatus decretum consul gladium eduxerit, quis illi finem statuet aut quis moderabitur? “Maiores nostri, patres conscripti, neque consili neque audaciae umquam eguere; neque illis superbia obstat, quo minus aliena instituta, si modo proba erant, imitarentur. Arma atque tela militaria ab Samnitibus, insignia magistratuum ab Tuscis pleraque sumpserunt. Postremo, quod ubique apud socios aut hostis idoneum videbatur, cum summo studio domi exsequebantur: imitari quam invidere bonis malebant. Sed eodem illo tempore Graeciae morem imitati verberibus animadvortebant in civis, de condemnatis summum supplicium sumebant.
(Ma io non temo cose simili con M. Tullio, in tempi come i nostri. Ma in una città così grande ci sono tante persone, con tanti caratteri diversi: in altri tempi, con un altro console, lui pure con al comando di un esercito, può capitare che sia creduta vera una notizia falsa: se allora, basandosi su questo precedente, un console potrà valersi di un decreto del Seanto, per estrarre la spada dal fodero, che potrà fermarlo, o chiedergli moderazione? I nostri avi, Padri Coscritti, non mancavano né di saggezza, né di audacia. Né la superbia vietava loro di adottare le leggi altrui, se erano valide. Dai Sanniti, hanno preso tutte le armi dell’esercito ; dagli Etruschi, le insegne dei Magistrati. Insomma, qualunque cosa a loro sembrasse utile, presso alleati o nemici, l’hanno applicata in patria con il massimo zelo: preferivano imitare i buoni, piuttosto che invidiarli. Ma nello stesso tempo, secondo un uso dei Greci, infliggevano le verghe ai cittadini, e la pena capitali ai colpevoli) .

La morte di Catone (Pierre Bouillon)

La morte di Catone (Pierre Bouillon)

 Postquam res publica adolevit et multitudine civium factiones valuere, circumveniri innocentes, alia huiusce modi fieri coepere, tum lex Porcia aliaeque leges paratae sunt, quibus legibus exsilium damnatis permissum est. Hanc ego causam, patres conscripti, quo minus novum consilium capiamus, in primis magnam puto. Profecto virtus atque sapientia maior illis fuit, qui ex parvis opibus tantum imperium fecere, quam in nobis, qui ea bene parta vix retinemus. “Placet igitur eos dimitti et augeri exercitum Catilinae? Minume. Sed ita censeo: publicandas eorum pecunias, ipsos in vinculis habendos per municipia, quae maxume opibus valent; neu quis de iis postea ad senatum referat neve cum populo agat; qui aliter fecerit, senatum existumare eum contra rem publicam et salutem omnium facturum.”
(Quando la repubblica si fece grande, si svilupparono lotte di fazioni; furono perseguiti gli innocenti, e casi simili divennero frequenti. Allora fu votata la legge Porcia, e altre ancora, che consentono ai condannati di andare in esilio. E’ questa, per me- Padre Coscritti- la ragione principale che ci vieta ogni innovazione. Erano certamente valorosi e saggi quelli che – con mezzi modesti- hanno creato un impero così grande, molto più di noi che- con grande fatica- conserviamo i territori conquistati per loro merito. Si dovranno mandare – dunque- liberi costoro, di ingrossare l’esercito di Catilina? Nient’affatto. Io ritengo equo che i loro beni siano confiscati, e che siano mandati prigionieri nei municipi più forti. Né se ne parli più in Senato, o ne discuta con il popolo, né ora né mai. Chi avrà agito in modo difforme da questa consegna, sarà giudicato nemico dello Stato e della Repubblica”).                     

Omicidio di Cesare

Il Primo Triumvirato

 

                                                                      Fine

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