Apologetica

                                       Apologetica


L’Apologetica, almeno in teoria, si propone di condurre alla Fede. La Teologia Dogmatica e la Teologia Morale-presupponendo la Fede- si rivolgono a coloro che sono già Cattolici. La Teologia comincia quando l’Apologetica ha terminato il proprio cammino.
L’Apologetica è essenzialmente una disciplina storico-assertiva, mentre la Teologia è filosofica e perciò essenzialmente deduttiva, perché si fonda sui dati dell’autorità di Dio e della Chiesa, cioè sui contenuti della Rivelazione, e sull’Ermeneutica fatta dalla Chiesa.
La Teologia (Dogmatica e Morale) incontra l’Apologetica quando/se si occupa della religione naturale e delle sue fondamenta.

Siviglia- Basilica di Santo Isidoro

Siviglia- Basilica di Santo Isidoro


La Sacra Bibbia, e il Nuovo Testamento in particolare, sono basati sulle antinomie:
Bene/Male;
Salvezza/Dannazione;
Premio/Punizione.
Tuttavia, oggi, nel mondo cristiano-cattolico, si stanno affermando con sempre maggiore pervasività affermazioni e comportamenti eretici, perché contrari alle Scritture e alla Traditio Fidei.
Qui di seguito riportiamo alcune delle “eresie” più frequenti oggi, anche a livelli non bassi della Gerarchia Ecclesiastica:

Alessandro Allori e scuola: S.Isidoro di SIviglia

Alessandro Allori e scuola: S.Isidoro di SIviglia

1) Dio perdona sempre e tutti, a prescindere da tutto;
perciò
2) l’inferno è vuoto;
e dunque
3) tutte le religioni sono/sarebbero uguali, per cui tutti gli uomini sono ipso facto candidati alla salvezza, proprio per quanto ai punti 1 e 2.
Se avessero ragione i riduzionisti/irenisti, sarebbero stati vani 20 secoli di Storia Cristiana, e non avrebbe senso soteriologico l’Incarnazione di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo.

L’Apologetica difende dall’interno la Fede Cattolica, mentre l’Anti-Apologetica la attacca, relativizzandola (tutte le religioni sono uguali; le Scritture non sono racconti storici ispirati, ma miti e fiabe), o negando la stessa Traditio Fidei, cioè negando la Teologia Dogmatica e la Teologia Morale.
In questo articolo, presentiamo brevi estratti di alcuni importanti Apologeti del Cristianesimo, i quali affermano con sapientia mentis et sapientia cordis le Verità Eterne del Cristianesimo:

Sandro Botticelli:S. Agostino di Ippona

Sandro Botticelli:S. Agostino di Ippona

I) Sant’Agostino di Ippona (Tagaste, Numidia: 3 novembre 354 –  Ippona, Numidia, 28 agosto 430) : Agostino è uno degli autori di testi teologici, mistici, filosofici, esegetici, ancora oggi molto studiato e citato; egli è uno dei Dottori della Chiesa come ponte fra l’Africa e l’Europa; il suo libro le “Confessioni” è ancora oggi ricercato, ristampato, letto e meditato.
“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo…. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace”; così scrive Agostino Aurelio nelle “Confessioni”, perché la sua vita fu proprio così in due fasi: prima l’ansia inquieta di chi, cercando la strada, commette molti errori; poi imbroccata la via, sente il desiderio ardente di arrivare alla meta per abbracciare l’amato.
Agostino Aurelio nacque a Tagaste nella Numidia in Africa il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri, il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica, che aveva avuto tre figli, dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un’educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l’età matura…
A casa di un amico Ponticiano, questi gli aveva parlato della vita casta dei monaci e di s. Antonio abate, dandogli anche il libro delle Lettere di S. Paolo; ritornato a casa sua, Agostino disorientato si appartò nel giardino, dando sfogo ad un pianto angosciato e mentre piangeva, avvertì una voce che gli diceva ”Tolle, lege, tolle, lege” (prendi e leggi), per cui aprì a caso il libro delle Lettere di S. Paolo e lesse un brano: “Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rom. 13, 13-14).

Perugino:S.Agostino di Ippona

Perugino:S.Agostino di Ippona

Dopo qualche settimana ancora d’insegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciano, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti…Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico († 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l’impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l’incendio e distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 ca., insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d’Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando († 744), che l’aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.

Blaise Pascal alla scrivania

Blaise Pascal, seated at his desk. Line engraving by J. Bein, 1844, after H. Flandrin. Created 1844. Blaise Pascal (1623-1662). Contributors: Hippolyte. Flandrin; J. Bein (active 1844). Work ID: y7rkhqyh.

II) Sant’Isidoro di Castiglia:Vescovo e dottore della Chiesa. Nascita l’anno  560, in Cartagena, Spagna; Morte: 4 aprile 636, Siviglia, Spagna. Protettore: dei programmatori e degli studenti. Isidoro venne sempre riguardato come il più illustre dottore della chiesa di Spagna. Iddio lo fece nascere, dice S. Braulione, per arrestare il torrente di barbarie e di ferocia che portavano ovunque le armi dei Goti. Nacque a Cartagena, da illustre famiglia, imparentata con la casa regnante. Se i suoi genitori erano ragguardevoli per nobiltà, maggiormente lo erano per le loro virtù. Ebbero da Dio quattro figli, e tutti quattro sono santi : S. Leandro, vescovo di Siviglia, S. Fulgenzio, vescovo di Cartagine, S. Isidoro, successore di S. Leandro nella sede episcopale di Siviglia, e S. Fiorentina.

Blaise Pascal:Prima lettera sulla roulette

Blaise Pascal:Prima lettera sulla roulette

III) Blaise Pascal: Clermont-Ferrand; 19 giugno,1623- Parigi; 19 agosto,1662), genio scientifico, filosofo e scrittore classico francese, ebbe un’esperienza mistica il 23 novembre 1654 che definì la sua “notte di fuoco” e che lo curò dai suoi desideri mondani, come avrebbe descritto in seguito. Si lanciò allora in una polemica con i gesuiti nel contesto del dibattito giansenista in Francia. In alcuni scritti intitolati “Lettres écrites à un provincial”, Pascal rimproverò i gesuiti per la loro “casistica”, un ragionamento morale complesso che a suo avviso giustifica dei comportamenti troppo rilassati. Padre Romano Guardini, in un libro su Pascal del 1935, racconta che alla fine della sua vita, dopo che in un primo momento gli erano state negate l’Eucaristia e l’estrema unzione, Pascal chiese di essere portato tra i poveri, come membra del Corpo di Cristo. Questo gesto, secondo Guardini, segna la conversione definitiva dell’orgoglio di Pascal.

Benozzo Gozzoli: Scuola di Tagaste Chiesa di Santo Agostino Roma

Benozzo Gozzoli: Scuola di Tagaste Chiesa di Santo Agostino Roma

I) Agostino:

1) Lettera 153
“Sul pentimento oblativo”

A) 5. Non penso che il divino Maestro ci ordini d’amare la malvagità ordinandoci d’amare i nostri nemici, di far del bene a chi ci odia, di pregare per chi ci perseguita. Se noi prestiamo a Dio un culto di pietà filiale, potranno essere nostri nemici e persecutori unicamente gli empi aizzati contro di noi con odio accanito. Dobbiamo quindi forse amare gli empi? Dobbiamo forse far loro del bene e pregare per loro? Sicuro, senza dubbio: è Dio stesso a comandarcelo; ma con tutto ciò non ci associa agli empi, ai quali egli stesso non si associa affatto, pur perdonando loro e donando loro. la vita e la salute. L’Apostolo espone questa volontà di Dio, per quanto può conoscerla un santo, dicendo: Non sai forse che la pazienza di Dio, t’invita al pentimento? 4 Non ad altro che al pentimento vogliamo noi stessi che siano indotti, coloro per i quali intercediamo, senza con ciò indulgere o essere favorevoli ai loro peccati.

Veduta_della_Basilica_di_Sant'Agostino,_Milano

Veduta_della_Basilica_di_Sant’Agostino,_Milano

B) 3. 6. A riprova di quanto ho detto, noi allontaniamo dalla comunione dell’altare coloro i cui peccati sono manifesti, anche se li abbiamo sottratti alla severità delle vostre leggi, e lo facciamo affinché, mediante il pentimento e la punizione di se stessi, possano placare Colui ch’essi offesero coi loro peccati. In realtà, chi si pente sul serio, non ha altra intenzione che di non lasciare impunito il male da lui commesso: in tal modo chi punisce se stesso è perdonato da Colui, all’insondabile e giusto giudizio del quale non può sfuggire nessuno che lo disprezzi. Se poi Dio, perdonando i malvagi e gli scellerati e dando loro vita e salute, mostra pazienza anche verso parecchi di loro ch’egli sa che non faranno penitenza, quanto più dobbiamo usar misericordia noi, verso quanti promettono di emendarsi, anche se non siamo certi che manterranno la promessa, affinché mitighiamo il vostro rigore intercedendo per coloro per i quali preghiamo anche Dio, al quale nulla è nascosto della loro condotta anche futura e tuttavia non temiamo di pregare Dio per loro poiché è lui stesso a comandarcelo?

Roma:Chiesa di S.Agostino

Roma:Chiesa di S.Agostino


 

  1. II) S. Isidoro di Siviglia :

    1) Sententiae Libri Tres

    II Libro ; 13 :13-19

    A)13. Festinare debet ad Deum paenitendo unusquisque dum potest, ne si dum potest noluerit, cum tarde voluerit omnino non possit. Proinde propheta ait: Quaerite Dominum dum inveniri potest; invocate eum dum prope est. Et ubi inveniri potest, nisi in hac vita in qua etiam et prope est omnibus invocantibus se? Nam tunc iam longe erit, quando dixerit: ite in ignem aeternum. Modo enim non videtur, et prope est; tunc videbitur, et prope non erit, quia et videri poterit, et non poterit inveniri.
    (Ciascuno deve affrettarsi ad andare a Dio con la penitenza fin che può, per evitare che-se quando può non vuole-se l’avrà voluto tardi, non gli sia più possibile. Perciò il profeta dice: Cercate il Signore mentre lo si può trovare; invocatelo mentre è vicinoIsaia;55:6. E dove Lo si può trovare, se non in questa vita, mentre è vicino a quelli che lo invocano? Infatti allora sarà ormai lontano, quando dirà: Andate nel fuoco eternoMatteo; 25:41- Adesso infatti non lo si vede, ed è vicino; allora Lo si vedrà e non sarà vicino, perché lo si potrà vedere, ma non Lo si potrà trovare)

    B) 13.14-15. Si, quando quisque peccare potest, paenitet vitamque suam viuens ab omni crimine corrigit, non dubium quod moriens ad aeternam transeat requiem. ­ Qui autem prave vivendo paenitentiam in mortis agit periculo, sicut eius damnatio incerta est, sic remissio dubia. Qui ergo cupit certus esse in morte de indulgentia, sanus paeniteat, sanusque perpetrata facinora deleat.
    (-Se quando uno può peccare, fa penitenza e-mentre vive-emenda la propria vita da ogni colpa, certamente-morendo-egli andrà al riposo eterno.
    -Chi invece-dopo una vita corrotta-fa penitenza in pericolo di morte, come la sua dannazione, è incerta anche la remissione dei peccati. Chi-in punto di morte-voglia essere sicuro del perdono-deve fare penitenza quando sta bene, e cancellare le colpe commesse)

    C) 13.16-17. Sunt qui paenitentibus securitatem cito polliceantur. Quibus bene per prophetam dicitur: Curant contritionem filiae populi mei cum ignominia, dicentes “pax” et non est pax. Cum ignominia igitur curat contritionem qui peccanti et non legitime paenitenti promittit securitatem. Vnde et sequitur: Confusi sunt qui abominationem fecerunt, id est, confusi sunt non paenitendo, sed poenas luendo. ­ Aliter enim confunditur coram iudice reus dum plectitur, atque aliter qui de malo opere erubescens corrigitur. Ille enim quia reprehensus est, confunditur; iste, quia se malum fecisse memoratur.
    (-Ci sono quelli che promettono in fretta la sicurezza a quelli che si pentono. Di essi il profeta dice opportunamente: Curano con ignominia il pentimento della figlia del mio popolo, dicendo <pace>, ma non è pace Geremia; 6:14. Con ignominia dunque cura il pentimento colui che al peccatore promette ingannevolmente la salvezza a chi non ha fatto la penitenza regolare. Perciò (il profeta) prosegue: Sono stati confusi coloro che hanno compiuto un abominio (v.15): cioè sono stati confusi non perché fanno penitenza, ma perché subiscono le pene.

    Blaise Pascal:  Dimostrazioni matematiche sulla meccanica

    Blaise Pascal: Dimostrazioni matematiche sulla meccanica

    D) 13.18. Quamvis per paenitentiam propitiatio peccatorum sit, sine metu tamen homo esse non debet, quia paenitentiae satisfactio divino tantum pensatur iudicio, non humano. Proinde, quia miseratio Dei occulta est, sine intermissione flere necesse est. Neque enim unquam oportet paenitentem habere de peccatis securitatem. Nam securitas neglegentiam parit, neglegentia autem saepe incautum ad vitia transacta reducit.
    (-Sebbene esista la remissione dei peccati tramite la penitenza, tuttavia l’uomo non deve rimanere senza timore, perché il valore della penitenza viene stabilito non dal giudizio umano, ma Divino. Pertanto, essendo la compassione di Dio nascosta, bisogna piangere senza remissione. Infatti, il penitente non deve mai avere la sicurezza a riguardo dei propri peccati, perché la sicurezza fa nascere la trascuratezza che-a sua volta-riporta ai vizi passati)

    E) 13.19. Dum per paenitentiam expulsa fuerint ab homine vitia, si forte post haec, intercedente securitate, quaelibet culpa subrepserit confestim delectationes pristinae vitiorum mentem avidius inrepunt, pulsantesque hominem in consuetis operibus gravius pertrahunt, ita ut sint novissima illius peiora prioribus.
    (Quando con la penitenza i vizi sono stati cacciati dall’anima, se-in seguito-capita che-per causa della sicurezza- si insinua una qualsiasi colpa, gli antichi godimenti viziosi allora  ritornano con scaltrezza e maggiore forza nella mente, sospingendo e trascinando  la persona con violenza ancora maggiore alle azioni abituali. Perciò <le ultime condizioni in cui egli viene a trovarsi sono peggiori delle prime>Lc;11:26) .

    III) Blaise Pascal
                                               «  Pensées »

    1) 378-470 Si j’avais vu un miracle, disent-ils, je me convertirais. Comment assurent-ils qu’ils feraient ce qu’ils ignorent. Ils s’imaginent que cette conversion consiste en une adoration qui se fait de Dieu comme un commerce et une conversation telle qu’ils se la figurent. La conversion véritable consiste à s’anéantir devant cet être universel qu’on a irrité tant de fois et qui peut vous perdre légitimement à toute heure, à reconnaître qu’on ne peut rien sans lui et qu’on n’a rien mérité de lui que sa disgrâce. Elle consiste à connaître qu’il y a une opposition invincible entre Dieu et nous et que sans un médiateur il ne peut y avoir de commerce.
    (Dopo aver visto un miracolo-essi* dicono-mi convertirei. Come fanno a garantire di fare ciò che ignorano. Essi immaginano che la conversione consista in un’adorazione che si fa a Dio come un contratto commerciale e come un dialogo di cui ignorano tutto. La vera conversione consiste nell’annullarsi di fronte di fronte all’Essere Universale che viene offeso tante volte, che può decretare in ogni momento la vostra perdizione; e nel riconoscere che niente si può fare senza di Lui, e che nessuno merito abbiamo presso di Lui, se non aver meritato la nostra perdizione).
    (*=l’Autore si riferisce agli “Scettici”).

     Volterra: Chiesa di Santo Agostino

    Volterra: Chiesa di Santo Agostino

 

 

2) “ Vous * voulez que l’Église ne juge ni de l’intérieur parce que cela n’appartient qu’à Dieu, ni de l’extérieur, parce que Dieu ne s’arrête qu’à l’intérieur. Et ainsi, lui ôtant tout choix des hommes, vous retenez dans l’Église les plus débordés et ceux qui la déshonorent si fort que les synagogues des Juifs et les sectes des philosophes les auraient exilés comme indignes et les auraient abhorrés comme impies (Pensées mêlées 2 :499) +
(*= »Vous » riferito ai Gesuiti dell’epoca)
(+ : questo pensiero celeberrimo non viene tradotto, perché molto noto, e potente nell’originale lingua francese di Pascal).

                                                                Fine

 

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