For Brutus is an honourable man

                                          Presentazione
  Goethe ha chiamato l’assassinio di Cesare il misfatto più insulso che sia mai stato perpetrato nella storia, e ha ragione. Di questa vicenda, hanno scritto gli storici e gli scrittori più illustri, e certo io non potrei aggiungere alcunché di originale.
In questo articolo, esamino l’omicidio di Cesare come archetipo dell’assassinio politico rivoluzionario, e voglio far vedere che anche nel caso di Cesare, il risultato ottenuto fu l’opposto di quello sperato dai congiurati rivoluzionari.

Giulio Cesare si reca in Senato

Giulio Cesare si reca in Senato


Chi più di tutti ha compreso le dinamiche della vicenda è il Bardo, cioè Shakespeare (che abbrevieremo con S.) , che scrisse una tragedia “Julius Caesar” , ancora oggi letta e rappresentata in tutto il mondo.
S. vede Bruto come il vero protagonista della congiura, e quello che paga il prezzo più alto: causa la morte del padre putativo (e forse naturale), e quella dell’amata moglie Porzia, che si suicida, quando viene a sapere quanto è accaduto.
S. presenta invece Cassio come un personaggio losco e frustrato, per eccesso di ambizione e vanità, non commisurate ai meriti personali. Non a caso, il perspicace Cesare di lui a Marco Antonio dice che Cassio non gli piace, perché ha l’aria febbrile e insonne dell’uomo infelice e frustrato: parole profetiche, se mai ce ne furono !

Busto di Giulio Cesare

Busto di Giulio Cesare

Shakespeare’s Julius Caesar Act I; Scene II :
“….
CAESAR. Let me have men about me that are fat,
Sleek-headed men, and such as sleep o’ nights:
Yond Cassius has a lean and hungry look;
He thinks too much; such men are dangerous.
ANTONY. Fear him not, Caesar; he’s not dangerous;
He is a noble Roman and well given.
CAESAR. Would he were fatter! But I fear him not,
Yet if my name were liable to fear,
I do not know the man I should avoid 
So soon as that spare Cassius. He reads much,
He is a great observer, and he looks 
Quite through the deeds of men. He loves no plays,
As thou dost, Antony; he hears no music;
Seldom he smiles, and smiles in such a sort
As if he mock’d himself and scorn’d his spirit
That could be moved to smile at anything.
Such men as he be never at heart’s ease
Whiles they behold a greater than themselves,
And therefore are they very dangerous.
I rather tell thee what is to be fear’d 
Than what I fear, for always I am Caesar.
Come on my right hand, for this ear is deaf,
And tell me truly what thou think’st of him…”.
                                        

1) WilliamShakespeare: “Julius Caesar”, per il testo integrale, vai al link: http://www.gutenberg.org/cache/epub/1120/pg1120.html.

Roma al tempo di Giulio Cesare

Roma al tempo di Giulio Cesare


Per l’altra documentazione, ecco i link di riferimento:
2) – 3) Cesare: De bello gallico; & De bello civili : http://www.progettovidio.it/cesareopere.asp

4) Svetonio, Vita di Cesare : http://www.progettovidio.it/risultatiautori.asp?opera=Vita dei Cesari&libro=Libro I (Cesare)

5)Sallustio: La congiura di Catilina: http://www.progettovidio.it/risultatiautori.asp?opera=Bellum Catilinae&libro=LIBRO I

6) Plutarch: Vita di Cesare, in traduzione inglese dal greco, vai al link: http://classics.mit.edu/Plutarch/caesar.1b.txt
 
7) Plutarch: Brutus
http://www.gutenberg.org/files/44315/44315-h/44315-h.htm#Page_398

8) ) Il calendario romano, dopo la riforma di Giulio Cesare, nel 47 a.C. Vai al link: http://www.treccani.it/enciclopedia/idi/;

9) Sulle Idi, vai al link: http://www.treccani.it/enciclopedia/idi/

 


 

                                Dramatis Personae:

 

 

– Caio Giulio Cesare ( Roma, 100 a.C. – Roma, 44 a.C.) : di questo grande personaggio si sa tutto, ma io voglio aggiungere una curiosità: Giulio Cesare e Severino Boezio sono i due soli personaggi eminenti della storia romana, a essere nati a Roma.  Roma era dunque inclusiva, con tutti.

– Marco Giunio Bruto (85 a.C.- 42 a.C.) : pompeiano nella guerra civile, nel 48 a.C. , cioè un anno dopo la morte di Pompeo, Cesare lo perdonò, quindi nel 46 lo fece Governatore della Gallia Cisalpina, e nel 44 Pretore in Roma.
– Caio Longino
Cassio (? –  42 a.C.) : – Praetor peregrinus (*) nel 44, essendogli stato preferito Bruto; – gli fu promesso il governatorato della Siria, che però non ottenne. Il suo risentimento contro Cesare cominciò nel 44, quando Cesare gli aveva preferito Bruto, per la carica di Praetor. Si uccise a Filippi (Macedonia). Gli storici lo descrivono come affetto da ambizione sfrenata, e da vanità; di carattere mercuriale, e di lingua tagliente.
(*)
Praetor peregrinus, carica istituita nel 242 a.C. : gli  spettava l’esercizio della giurisdizione nelle controversie tra cittadini romani e stranieri, o tra stranieri. Tale magistratura fu istituita allo scopo di soddisfare le esigenze di tutela giuridica nascenti dall’incremento dei rapporti economici e commerciali con gli stranieri, a seguito della sempre maggiore espansione della presenza romana nel Mediterraneo, specie dopo la definitiva disfatta di Cartagine. Parafrasando Ludovico (Ariosto), mi viene da esclamare: “…o maraviglia dei cavalier antichi, e….dello Ius Romanum”.

 

 

 

  Così Svetonio descrive l’episodio dell’agguato a Cesare nella Curia Pompeiana (ora Scavi di Largo di Torre Argentina), che si trova a circa un miglio di distanza dai Fori Imperiali, luogo del discorso funebre di Antonio, e della sepoltura di Cesare:

79 A così grande disprezzo per il Senato, aggiunse una arroganza ben più grave. Infatti, mentre ritornava dalle feste latine tra acclamazioni eccessive ed insolite del popolo, uno della folla impose sulla sua statua una corona di lauro legata con un nastro bianco; allora i tribuni della plebe Epidio Marullo e Cesezio Flavo ordinarono di togliere il nastro alla corona e di mettere in prigione l’autore del gesto. Cesare, però furente, sia perchè l’allusione alla regalità aveva ottenuto così scarso successo, sia perché, come pretendeva, gli era stata tolta la gloria di rifiutare il regno, rimproverò severamente i tribuni e li destituì dalla carica. Da allora non riuscì più a far cadere il sospetto infamante di aver aspirato anche al titolo di re, sebbene un giorno al popolo che lo salutava con il nome di re, avesse risposto di essere Cesare e non re e durante i Lupercali, davanti ai rostri, avesse rifiutato la corona che il console Antonio, a più riprese, aveva avvicinato alla sua testa; la fece portare, invece, in Campidoglio, nel tempio di Giove Ottimo Massimo. Inoltre, secondo diverse voci correnti, si accingeva a partire per Alessandria o per Troia, portando con sé le ricchezze dell’Impero, dopo aver spogliato l’Italia a furia di leve e aver affidato agli amici l’amministrazione di Roma; per di più, alla prima seduta del Senato, il quindecemviro Lucio Cotta avrebbe avanzato la proposta di conferire a Cesare il titolo di re, perché  nei libri sibillini era scritto che i Parti potevano essere sconfitti solo da un re.

 

 

80. Fu questo il motivo che indusse i congiurati ad attuare il loro progetto, per non essere costretti a dare il loro assenso alla proposta. Allora fusero in un solo i piani, fino a quel momento distinti, che avevano elaborato in gruppi di due o tre persone: anche il popolo non era più contento del regime in corso, ma, di nascosto o apertamente, denigrava il tiranno e reclamava chi lo liberasse. All’indirizzo degli stranieri ammessi in Senato, fu pubblicato questo biglietto: “ Buona fortuna! Che nessuno si prenda la briga di indicare la strada della curia ad un nuovo senatore” ; dappertutto, poi, si cantava così: “Cesare conduce in trionfo i Galli, li conduce in Senato; I Galli hanno abbandonato i calzoni e indossato il laticlavio”.  Quando in teatro un littore ordinò di annunciare l’entrata di Quinto Massimo, nominato console supplente per tre mesi, tutti gli spettatoti in coro gridarono che quello non era console. Durante le elezioni che seguirono alla revoca di Cesezio e Marullo si trovarono numerosi voti che li designavano come consoli. Alcuni scrissero sul basamento della statua di Lucio Bruto: “ Oh, se fossi ancora vivo!”, e di quella dello stesso Cesare: Bruto fu eletto console per primo perché aveva scacciato i re. Costui, perché  ha scacciato i consoli, alla fine è stato fatto re. Più di sessanta cittadini cospirarono contro di lui, guidati da Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto. I congiurati erano indecisi, in un primo tempo, se assassinarlo al Campo di Marte, durante le elezioni, quando egli avrebbe chiamato i tribuni a votare: allora alcuni lo avrebbero fatto cadere dal ponte, e altri lo avrebbero atteso giù, per sgozzarlo; oppure se assalirlo sulla via Sacra, o ancora mentre entrava in teatro. Quando per? fu fissato che il Senato si sarebbe riunito alle idi di marzo nella curia di Pompeo, non ci furono difficoltà sulla scelta di quella data e di quel luogo.

 

81 Ma la morte imminente fu annunciata a Cesare da chiari prodigi. Pochi mesi prima, i coloni condotti a Capua, in virtù della legge Giulia, stavano demolendo antiche tombe per costruirvi sopra case di campagna. Lavoravano con tanto ardore che scoprirono, esplorando le tombe, una gran quantità di vasi di antica fattura e in un sepolcro trovarono una tavoletta di bronzo nella quale si diceva che vi era sepolto Capi, il fondatore di Capua. La tavola recava la scritta in lingua e caratteri greci, il cui senso era questo: “ Quando saranno scoperte le ossa di Capi, un discendente di Iulo morrà per mano di consanguinei e ben presto sarà vendicato da terribili disastri dell’Italia”. Di questo episodio, perché qualcuno non lo consideri fantasioso o inventato, ha reso testimonianza Cornelio Balbo, intimo amico di Cesare. Negli ultimi giorni Cesare venne a sapere che le mandrie di cavalli che aveva consacrato, quando attraversò il Rubicone, al dio del fiume, e lasciava libere di correre, senza guardiano, si rifiutavano di nutrirsi e piangevano continuamente. Per di pi?, mentre faceva un sacrificio, l’aruspice Spurinna lo ammonì di “ fare attenzione al pericolo che non si sarebbe protratto oltre le idi di marzo”. Il giorno prima delle idi un piccolo uccello, con un ramoscello di lauro nel becco, volava verso la curia di Pompeo, quando volatili di genere diverso, levatisi dal bosco vicino, lo raggiunsero e lo fecero a pezzi sul luogo stesso. Nella notte che precedette il giorno della morte, Cesare stesso sogn? di volare al di sopra delle nubi e di stringere la mano di Giove; la moglie Calpurnia sognò invece che crollava la sommità della casa e che suo marito veniva ucciso tra le sue braccia; poi, d’un tratto, le porte della camera da letto si aprirono da sole. In seguito a questi presagi, ma anche per il cattivo stato della sua salute, rimase a lungo indeciso se restare in casa e differire gli affari che si era proposto di trattare davanti al Senato; alla fine, poiché Decimo Bruto lo esortava a non privare della sua presenza i senatori accorsi in gran numero che lo stavano aspettando da un po’, verso la quinta ora uscì. Camminando, prese dalle mani di uno che gli era venuto incontro un biglietto che denunciava il complotto, ma lo mise insieme con gli altri, come se volesse leggerlo più tardi. Dopo aver fatto quindi molti sacrifici, senza ottenere presagi favorevoli, entrò in curia, passando sopra ogni scrupolo religioso, e si prese gioco di Spurinna, accusandolo di dire il falso, perché  le idi erano arrivate senza danno per lui. Spurinna, però, gli rispose che erano arrivate, ma non erano ancora passate.

 

82 Mentre prendeva posto a sedere, i congiurati lo circondarono con il pretesto di rendergli onore e subito Cimbro Tillio, che si era assunto l’incarico dell’iniziativa, gli si fece più vicino, come se volesse chiedergli un favore: Cesare però si rifiutò di ascoltarlo e con un gesto gli fece capire di rimandare la cosa ad un altro momento; allora Tillio gli afferrò la toga alle spalle e mentre Cesare gridava: “ Ma questa é violenza bell’e buona!”uno dei due Casca lo ferì dal di dietro, poco sotto la gola. Cesare, afferrato il braccio di Casca, lo colpì con il suo stilo, poi tentò di buttarsi in avanti, ma fu fermato da un’altra ferita. Quando si accorse che lo aggredivano da tutte le parti con i pugnali nelle mani, si avvolse la toga attorno al capo e con la sinistra ne fece scivolare l’orlo fino alle ginocchia, per morire pi? decorosamente, coperta anche la parte inferiore del corpo. Cos? fu trafitto da ventitré pugnalate, con un solo gemito, emesso sussurrando dopo il primo colpo; secondo alcuni avrebbe gridato a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui: “Anche tu, figlio?”, Privo di vita, mentre tutti fuggivano, rimase lì per un po’ di tempo, finché, caricato su una lettiga, con il braccio che pendeva in fuori, fu portato a casa. da tre servi. Secondo il referto del medico Antistio, di tante ferite nessuna fu mortale ad eccezione di quella che aveva ricevuto per seconda in, pieno petto. [ congiurati avrebbero voluto gettare il corpo dell’ucciso nel Tevere, confiscare i suoi beni e annullare tutti i suoi atti, ma rinunciarono al proposito per paura del console M. Antonio e del maestro dei cavalieri Lepido. 83 Su richiesta del suocero Lucio Pisone, fu aperto il suo testamento che venne letto nella casa di Antonio. Cesare lo aveva redatto alle ultime idi di settembre, nella sua proprietà di Lavico e lo aveva poi affidato alla Grande Vergine Vestale. Quinto Tuberone riferisce che egli non aveva mai cessato, dal suo primo consolato fino all’inizio della guerra civile, di designare come suo erede Cn. Pompeo e che davanti all’assemblea dei soldati aveva letto un testamento concepito in tal senso. In questo ultimo documento, però, nominò suoi eredi i tre nipoti delle sue sorelle, Gaio Ottavio per i tre quarti, Lucio Pinario e Quinto Pedio per il quarto rimanente; come codicillo dichiarava di adottare Gaio Ottavio, dandogli il proprio nome; molti dei suoi assassini erano designati come tutori dei figli che potevano nascere da lui, mentre Decimo Bruto era presente fra gli eredi di seconda linea. Assegnò al popolo, collettivamente, i suoi giardini in prossimità del Tevere e trecento sesterzi a testa.

Svetonio, Vita di Cesare : http://www.progettovidio.it/risultatiautori.asp?opera=Vita dei Cesari&libro=Libro I (Cesare)

Calderara di Reno (BO): Cippo che commemora la costituzione del II Triumvirato

Calderara di Reno (BO): Cippo che commemora la costituzione del II Triumvirato

Nel brano seguente, alle preoccupazioni della moglie Calpurnia circa il di  lui destino , Cesare risponde che i codardi muoiono molte volte, e cioè tutte le volte che si lasciano prendere dalla paura, mentre l’eroe (valiant) muore solo al momento della propria morte fisica, e quindi una sola volta (solo S. sa scrivere parole così sublimi, perché forse Cesare le avrebbe dette così) :

Act II; Scene II ; CAESAR.
“… Cowards die many times before their deaths;
The valiant never taste of death but once.
Of all the wonders that I yet have heard,
It seems to me most strange that men should fear
Seeing that death, a necessary end,
Will come when it will come…

Elogio funebre di Marco Antonio per Giulio Cesare (Marlon Brando "Giulio Cesare", film del 1952)

Elogio funebre di Marco Antonio per Giulio Cesare (Marlon Brando “Giulio Cesare”, film del 1952)


Ecco infine il famosissimo elogio funebre fatto da Marco Antonio, ai Rostra dei Fori Imperiali, poche ore dopo la morte di Caio Giulio  Cesare, con l’immortale For Brutus is an honourable man  “ ( Perché Bruto è un uomo d’onore):
Act III; Scene II
ANTONY. Friends, Romans, countrymen, lend me your ears!
 I come to bury Caesar, not to praise him.
The evil that men do lives after them,
The good is oft interred with their bones;
So let it be with Caesar. The noble Brutus
Hath told you Caesar was ambitious;
 If it were so, it was a grievous fault,
And grievously hath Caesar answer’d it.
Here, under leave of Brutus and the rest-
For Brutus is an honorable man;
So are they all, all honorable men-
 Come I to speak in Caesar’s funeral.
 He was my friend, faithful and just to me;
But Brutus says he was ambitious,
And Brutus is an honorable man.
 He hath brought many captives home to Rome,
Whose ransoms did the general coffers fill.
Did this in Caesar seem ambitious?
When that the poor have cried, Caesar hath wept;
 Ambition should be made of sterner stuff:
Yet Brutus says he was ambitious,
And Brutus is an honorable man.
You all did see that on the Lupercal
I thrice presented him a kingly crown,
Which he did thrice refuse. Was this ambition?
Y
et Brutus says he was ambitious,
And sure he is an honorable man.
 I speak not to disprove what Brutus spoke,
But here I am to speak what I do know.
You all did love him once, not without cause;
What cause withholds you then to mourn for him?
 O judgement, thou art fled to brutish beasts,
And men have lost their reason. Bear with me;
My heart is in the coffin there with Caesar,
And I must pause till it come back to me…”.

 

Shakespeare: “Julius Caesar”, per il testo integrale, vai al link: http://www.gutenberg.org/cache/epub/1120/pg1120.html.

 

Conclusione:

 

1) Cesare fu ucciso dai congiurati, perché da loro accusato di essere un tiranno, accusa infondata, perché un “tiranno” non premia i suoi ex nemici per di più “in armi” (come abbiamo visto sopra);
2) I congiurati non capirono che la Storia chiedeva un potere centralizzato, quale solo una carica imperiale/monarchica avrebbe potuto consentire. Ciò che accadde con Cesare Ottaviano Augusto;
3) La discrepanza tra programmi e capacità di realizzarli, si vede dal fatto che i congiurati non riuscirono neanche a tenere sotto controllo la piazza, il giorno stesso dell’omicidio di Cesare, e dovettero rivolgersi a Marco Antonio,  chiedendogli di tenere l’elogia funebre di Cesare;
4) Marco Antonio fece il discorso, che Shakespeare immagina sublime come lo abbiamo prima riportato. Mentre Antonio si apprestava a tenere il discorso, il partito cesariano si era già riorganizzato, e i tre che avrebbero costituito, nel 43 a.C., il II Triumvirato, e cioè Antonio, Ottaviano e Marco Emilio Lepido, si incontrarono già  nel pomeriggio del 15 marzo 44 a.C., e quindi poche ore dopo la morte di Cesare;
5) Come disse molto tempo un’altra vittima del furore rivoluzionario, Georges Danton : “ …die Revolution ist wie Saturn, sie frisst ihre eignen Kinder…” (la rivoluzione , come Saturino divora i propri figli)( Georg Büchner: “Dantos Tod”; Erster AKT; Fünfte Szene), poco dopo la congiura, Cassio & Bruto stavano per essere divorati dal loro Saturno. Shakespeare li immagina altercare fin quasi allo scontro fisico, nella piana di Filippi. Bruto ( a Cassio): “…proprio tu, tu, tu, ti sei procacciato fama di avere le mani lunghe e far baratto di cariche, vendendole a peso d’oro a gente immeritevole…” ( Julius Caesar, Act IV; Scene II);
6) In alcuni mesi, i congiurati furono espulsi da Roma, e trovarono una morte ingloriosa a Filippi (Macedonia), con Cassio che si suicidò, per non cadere nelle mani di Antonio e Ottaviano. .

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