Tacito é con noi (2)

Tacito è con noi (2)

Negli “Annales”, Publio Cornelio Tacito scrive – per annum- la storia dell’Urbe dal 14 d.C. (ab Augusti exitu) al 68 d.C. (uccisione di Nerone). Nel I degli articoli (http://www.ilgrandeinquisitore.it/2018/05/tacito-e-con-noi-1/) dedicati a quest’opera, abbiamo riportato il brano del libro IV:33 in cui l’Autore si concede una breve digressione di Filosofia Politica, e descrive qual è – a suo parere- la forma di governo migliore.
Tutti gli articoli presentano il testo originale in Latino, e la mia traduzione in Italiano.  L’argomento di questo  II articolo è:
” Un delitto passionale ai tempi di Nerone, anno 58 d.C. ”

Messalina, moglie di Claudio

Messalina, moglie di Claudio

Per idem tempus Octavius Sagitta plebei tribunus, Pontiae mulieris nuptae amore vaecors, ingentibus donis adulterium et mox, ut omitteret maritum, emercatur, suum matrimonium promittens ac nuptias eius pactus. sed ubi mulier vacua fuit, nectere moras, adversam patris voluntatem causari repertaque spe ditioris coniugis promissa exuere.
(Nel medesimo periodo, il tribuno della plebe Ottavio Sagitta, follemente invaghitosi di una donna maritata, di nome Ponzia, con doni ingenti ne compra l’adulterio, affinché lasci il marito, promettendo di sposarla, e ottenendo il di lei consenso alle nozze. Ma la donna, quando fu libera, si diede ad inventare pretesti d’indugio, adducendo il parere contrario del padre, finché- presentatasi la speranza di un matrimonio più vantaggioso, ritirò la promessa).
 

 Ostia Antica

Ostia Antica

 

Octavius contra modo conqueri, modo minitari, famam perditam, pecuniam exhaustam obtestans, denique salutem, quae sola reliqua esset, arbitrio eius permittens. ac postquam spernebatur, noctem unam ad solacium poscit, qua delenitus modum in posterum adhiberet. statuitur nox, et Pontia consciae ancillae custodiam cubiculi mandat. ille uno cum liberto ferrum veste occultum infert.
(Ottavio, per parte sua, ora con querele, ora con minacce, le rammentava di aver perso la propria reputazione e le proprie sostanze. Infine, mette nelle di lei mani la propria vita, unico bene rimastogli. Respinto, invoca il sollievo di una sola notte, che plachi la sua passione, e la moderi per il tempo futuro. Viene stabilita la notte, e Ponzia affida la guardia della stanza ad una serva fidata. Egli, venuto con un solo liberto, porta seco un pugnale, nascosto sotto i panni)

 Festività Romana (Museo del Louvre)

Festività Romana (Museo del Louvre)

 Tum, ut adsolet in amore et ira, iurgia preces, exprobratio satisfactio, et pars tenebrarum libidini seposita; ea quasi incensus nihil metuentem ferro transverberat et adcurrentem ancillam vulnere absterret cubiculoque prorumpit. postera die manifesta caedes, haud ambiguus percussor; quippe mansitasse una convincebatur. sed libertus suum illud facinus profiteri, se patroni iniurias ultum esse. commoveratque quosdam magnitudine exempli, donec ancilla ex vulnere refecta verum aperuit. postulatusque apud consules a patre interfectae, postquam tribunatu abierat, sententia patrum et lege de sicariis condemnatur.
(Allora, come spesso accade in questioni di amore e di rabbia, vi furono alterchi e suppliche, accuse e discolpe. Una parte-della notte- fu riservata al piacere, dal quale – repentinamente eccitato- egli colpisce col pugnale la donna, e quindi anche la serva, accorsa a difesa , vibrandole un colpo, e si precipita fuori della stanza. Il giorno dopo, il delitto fu scoperto, e non vi furono dubbi sul colpevole: era infatti accertato che egli aveva passato la notte con Ponzia. Ma il liberto affermò di essere stato lui ad agire, per vendicare l’offesa fatta al proprio padrone. E già, con la nobiltà dell’esempio, era riuscito a convincere alcuni, finché la serva-ripresasi dalle ferite- svelò la verità. Ottavio, deposta la carica di Tribuno, fu citato davanti ai Consoli dal padre dell’uccisa, e per sentenza dei Senatori, fu condannato secondo la Legge dei Sicari*).

Nerone

Nerone

 

* E’ la Legge Cornelia detta “De sicariis”, dei tempi di Silla, che stabiliva per gli omicidî la confisca dei beni, e l’esilio. Ottavio tornò in seguito a Roma, grazie ad un’amnistia (Vedi Publio Cornelio Tacito:“Historiæ”; IV:44).

Fine II Parte.

Continua

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